I protagonisti

 

Le grandi migrazioni di massa di vari popoli che si verificarono fra il IV e il VI secolo d. C. e interessarono tutto il territorio dell'Impero Romano furono caratterizzate dalla presenza di moltissime stirpi e etnie (germani, provenienti dalle zone baltiche, slavi, il gruppo sarmatico, la popolazione mongolica degli Unni) delle quali è spesso difficile ricostruire un profilo netto e definito, sia per i processi di assimilazione avvenuti tra i vari popoli, sia per le difficoltà etimologiche che riguardano i nomi dati alle varie genti, alcune delle quali già presenti e attive in epoca repubblicana.  Vengono qui riportati i nomi più ricorrenti nella storia dei popoli definiti “barbari”.

 

I germani

 

Il nome comune di germani non indica un popolo o una nazione sola. Sebbene simili fra loro, le tribù erano unità sociali autonome e indipendenti, formate da qualche migliaio di persone. Si tratta di genti rimaste fra loro indipendenti per centinaia di anni: la loro situazione era analoga a quella delle altre popolazioni elmo longobardoeuropee, come i popoli italici (fra cui brillarono i romani), i popoli celtici, i popoli illirici. La tesi della migrazione originaria di un'unico popolo indoeuropeo per ognuno di questi gruppi (illiri, italici, celti e germani) è per ora poco verificabile. E' probabile che tribù nomadi o semi-nomadi di "indoeuropei" si siano fuse, nel corso di centinaia d'anni, con preesistenti popolazioni agricole nel sud, e di cacciatori-raccoglitori nel nord-europa. Spesso le tribù germaniche erano in lotta fra loro. Non c'era una coscienza comune di appartenenza etnica. Come detto, non si ha la certezza che ci sia stata un'unica stirpe originaria: grazie ai resti archeologici, si conosce la distribuzione di alcune tribù in una zona, caratterizzata dal freddo e dalle foreste, dove si parlavano dialetti simili, imparentati con le altre lingue indoeuropee.  

 

I Germani, stanziati nei territori approssimativamente compresi tra la Svezia meridionale, la Norvegia meridionale, la Danimarca e la Germania fecero la loro comparsa intorno al I millennio a.C. Essi, sulla base di criteri linguistici e geografici – peraltro non più unanimemente accettati – sono generalmente distinti in Germani orientali (Cimbri, Teutoni, Goti, Burgundi, Gepidi, Vandali, ecc.), Germani occidentali (Angli, Sassoni, Juti, Alamanni, Bavari, Frisoni, Longobardi, Franchi, Svevi, ecc.), e Germani settentrionali (Danesi, Svedesi, Norvegesi) più tardi meglio noti come Vichinghi. Le popolazioni germaniche orientali e occidentali entrarono ben presto in contatto con le civiltà latina e celtica (il primo a descriverne usi e costumi fu il celebre navigatore greco Pitea nel IV sec. a.C.), subendone l’influsso. Costoro, inoltre, com’è noto, parteciparono a quel grande movimento di popoli originatosi nelle steppe asiatiche, conosciuto sotto il nome di Völkerwanderungen, che ebbe il suo massimo sviluppo tra III e VI sec. d.C. e che, tra i suoi esiti ultimi, condusse alla formazione dei c.d. regni romano-barbarici. I Germani settentrionali, residenti in aree periferiche, situate più a nord e, dunque, meno esposte all’incontro/scontro con altre culture, preservarono maggiormente a lungo i propri tratti distintivi, affacciandosi all’onore delle cronache solo verso l’VIII-XI sec. d.C.

Riportiamo qui sotto un elenco delle principali etnie, di cui l’ipertesto rileva la presenza nelle grandi trasformazioni fra la fine dell’impero romano d’occidente. Per alcuni di questi popoli la ricerca dà

 

Sarmati e Sciti

 

Si tratta di antiche popolazioni iraniche (indoeuropei dell'est) - conosciute fin dal V sec. a.C. - che si insediarono nel territorio a nord del mar Nero mentre si formava l'impero romano. Tipici cavalieri combattenti, usavano sia l'arco sia il kontos, la lunga lancia a due mani, il cui uso fu introdotto nell'impero verso il IV secolo d.C. Comprendevano probabilmente le tribù di sauromati, alani, aorsi, roxolani, iazigi. Insieme con gli Sciti e gli altri antichi popoli delle steppe, vivevano nella zona fra la Crimea, il Caucaso e le pianure russe, nel cuore dell'Eurasia, quell'unico continente che le vicende storiche hanno diviso in due, creando una frattura fra Oriente e Occidente. Le principali notizie sulla loro storia,oltre che dai ritrovamenti archeologici,vengono dallo storico greco Erodoto, che la racconta mischiando verità a certe stravaganti fantasie e raccapriccianti dettagli. In ogni sua pagina si avverte il bagliore dell'oro, la grande ricchezza degli Sciti: nelle parole di Erodoto, l'oro scintilla dovunque, perfino sui crani dei nemici uccisi in battaglia,che venivano dorati all'interno e usati come coppe da cerimonia.Orgogliosi della propria identità, ma arricchiti dalla molteplicità degli apporti culturali di genti anche lontanissime,nel III°secolo a.C. i popoli delle steppe sono stati quasi improvvisamente cancellati dalla storia e sembrano dissolversi sotto la spinta delle invasioni. Il ricordo della loro cultura nomade, è affidato a una sottile traccia di preziosissimi oggetti d'oro,lasciati nei "kurgan", le uniche"residenze" stabili, quelle dei loro morti. All'interno di questi tumuli funerari, talvolta di imponenti dimensioni, erano ricavate le stanze di cui, al termine di un rituale dai risvolti sanguinosi e drammatici, venivano sepolti i principali esponenti delle antiche popolazioni insieme a sfarzosi corredi. I più eminenti venivano sepolti insieme ai loro cavalli, il principale patrimonio del nomade: in un "kurgan" sui monti Altai, nell'attuale Kazakhstan, accanto alla tomba di un principe sono stati trovati i resti di venti cavalli, alcuni dei quali "travestiti" da stambecchi giganti con l'aggiunta di corna posticce. Tutti questi reperti straordinari sono oggi conservati nel Museo dell'Ermitage. (Notizie dal catalogo della mostra)

 

Slavi

 

I primi slavi erano contadini e allevatori che vivevano nelle zone paludose e boschive delle odierne Polonia, Russia occidentale, Bielorussia e Ucraina. Dal 150 d.C. cominciarono a espandersi verso nord, assorbendo gran parte delle popolazioni finniche e baltiche che occupavano quei territori, e poi verso ovest, dove si scontrarono con le popolazioni germaniche e celtiche. Nel VII sec. avevano raggiunto Egeo e Adriatico e nei due secoli seguenti occuparono quasi tutti i Balcani, scacciando le popolazioni autoctone o slavizzandole (Bulgari). Subirono periodiche persecuzioni da parte dei Turchi, ma nel XIX sec. l’espansione della cultura slava verso est aveva raggiunto le coste del Pacifico.