L’impero d’Oriente

 

Nel 312 Costantino (312-337) alla guida di un esercito che include numerosi cristiani, più vari contingenti germanici, vince la guerra di successione al trono, assicurandosi la parte occidentale dell'impero. Nel 330 fonda la "nuova Roma" ristrutturando la città ellenica di Bisanzio (forse devastata nel 196 da Settimio Severo, oppure nel 260 da Gallieno), che sarà la nuova capitale e presto, in suo onore, verrà chiamata Costantinopoli. Nonostante il successo della riunificazione, nel 337, alla morte di Costantino la divisione dell'impero in due parti è un dato di fatto. Nei prossimi sessant'anni, a partire proprio dai figli di Costantino, ci saranno quasi sempre due distinti imperatori. In oriente sono già presenti molti caratteri "bizantini", cioè aspetti che riuniscono le caratteristiche della cultura greco-romana, con quelle degli stati monarchici preesistenti all'annessione a Roma, e con quelle della religione cristiana. La Pars Orientis, con l'Egitto, la Siria, l'Asia Minore e la Grecia è la parte più ricca, ha una società sviluppata economicamente e culturalmente da lunghissimo tempo, nonché una forte struttura politica, burocratica e teocratica.

Mentre la parte occidentale dell’impero romano si sgretola sotto i colpi dei popoli germanici, quella orientale rafforza le proprie difese. A Costantinopoli si edificano mura possenti e gli imperatori preferiscono agire con cautela piuttosto che lanciarsi in avventura rischiose. Così, quando nel 476 Odoacre depone Romolo Augustolo, l’imperatore d’Oriente Zenone (474-491) prende semplicemente atto della circostanza, e abbandona l’Occidente al suo destino.  L’impero di Costantinopoli riesce così ad attraversare indenne la crisi che ha travolto il resto dell’impero e resiste per altri dieci secoli: proprio in questo periodo fiorisce e prospera la civiltà bizantina.

L’imperatore Giustiniano (527-565) concepisce e in qualche misura attua un programma di riconquista della parte occidentale dell’impero: con una rapida campagna annienta il regno vandalo riprendendo l’Africa Settentrionale e con una guerra quasi ventennale elimina la presenza ostrogota in Italia.

L’Italia entra in contatto con la cultura bizantina quando, nella metà del VI secolo, Ravenna diviene sede dell’esarca (governatore) di Costantinopoli; le forme espressive dell’Oriente arricchiscono quindi le tradizioni tardo-imperiali e cristiane della Penisola, dove l’influenza dell’arte bizantina resterà fondamentale fino all’inizio del secolo XIII.

Ma già nel 568 — o 569 — i Longobardi invadono l’Italia che rimane, dopo ripetuti conflitti, divisa in due parti, una sotto i nuovi sovrani germanici, l’altra ancora integrata nell’impero, la cui presenza nell’Italia Meridionale si protrarrà fino al secolo XI.

 

 

LA TESTIMONIANZA

Lo storico Procopio è protagonista di un caso sconcertante. Nella sua opera principale, Le guerre, e in un’altra opera intitolata Sugli edifici, egli celebrò Giustiniano come sovrano di eccelse virtù ed esaltò la sua conserte Teodora come una grande imperatrice. Tuttavia, per non aver ricevuto per questo una ricompensa adeguata (il posto di governatore che aveva ardentemente desiderato) si vendicò con un opuscolo, la cosiddetta Storia segreta, nel quale capovolse la sua prospettiva.

 

In questi nostri tempi regna l’imperatore Giustiniano. Egli assunse la direzione de uno Stato incurabilmente disgregato e lo rese più grande per estensione e molto più splendido, scacciandone dai confini i barbari, antichi tormentatori, così come ho già narrato dettagliatamente nella mia opera sulle guerre. […] Giustiniano possiede l’abilità di conquistare altri Stati. Molti paesi, infatti, che all’epoca non appartenevano all’impero romano, li ha incorporati ad esso ed ha creato innumerevoli città che prima non esistevano. Avendo trovato che l’insegnamento religioso prima di lui si era spesso trovato invischiato in errori ed era stato costretto a peregrinare in svariate direzioni, annientò tutte le vie che conducono all’errore e riuscì a tenerlo saldo nella certezza della fede su un unico fondamento…

Procopio di Cesarea, Sugli Edifici, 1

 

 

Non arrossiva davanti alla gente che aveva già destinato a morte; non lasciava trapelare ira o insofferenza verso chi lo aveva offeso; al contrario, occhi abbassati e voce sommessa, ordinava lo sterminio di migliaia e migliaia di innocenti, la distruzione di città, la confisca di interi patrimoni. Da questi tratti, lo si sarebbe detto un agnello.  Bastava però che qualcuno si arrischiasse a intercedere a favore degli sventurati: con ghigno feroce faceva capire di non poterne più, in modo che gli intimi del momento si togliessero l’illusione di poter ottenere per sé qualcosa nel domani. Su Cristo sembrava avere convinzioni salde, ma solo per rovinare i suoi sudditi. Consentiva ai sacerdoti di danneggiare tranquillamente il prossimo ed era tutto contento quando riusciva a depredare i vicini: questo era per lui la pietà verso Dio. […]

Ecco chi era Giustiniano

Procopio di Cesarea, Storia Segreta 13-15