Gli
Avari
Per la duplicità della
loro origine e componente etnico-culturale gli Avari furono sempre confusi dai
loro vicini occidentali ed orientali con gli Unni.
L'esoticità dei loro costumi colpiva profondamente i loro contemporanei che li
temevano ed al contempo, invidiandone le doti guerriere, li imitavano.
L'archeologia stessa ha riscontrato una ambivalenza soprattutto nei resti dei
primi insediamenti della fase altoavara: da un lato usi funerari e cimiteriali
originari dell'Asia Interiore, con oggetti di arredo ed ornamento in cui si
mescolano influssi della civiltà cinese con tradizioni sciamanistiche,
dall'altro armi ed ornamenti dell'Asia Centrale, vasellame d'oro e d'argento
che trovano le loro radici nella cultura iranica tardo-sassanide e che sono ben
documentati nelle raffigurazioni murali dei sec. VI-VII delle città dell'Asia
Centrale in Sogdiana, prima della conquista araba. E' interessante osservare
che gli usi, gli ornamenti e le armi che appaiono nelle tombe degli Avari
giunti in Europa richiamano in modo sorprendente i reperti di quei Turchi che
li scacciarono dal loro territorio.
Nel primo mezzo secolo
del loro impero gli Avari assicurarono nei paesi sottomessi un livello di vita
simile a quello dei loro vicini occidentali. Lo sviluppo della loro civiltà,
all'inizio non dissimile da quello dei contemporanei Longobardi e dei Bavari, rallentò dalla metà del secolo VII e si spense
completamente con l'ultimo terzo del VII sec. Lo stato avaro si chiuse in sé
stesso, quasi in un regime di autarchia. La chiusura delle frontiere avare
ostacolò l'organizzazione formale del cristianesimo nelle loro terre, senza la
quale nell'VIII sec. non era possibile per un'entità statale inserirsi in Europa.
La
conversione al cristianesimo avvenne nell'impero avaro
principalmente per l'attività di missionari bizantini. In epoca tardo avara il
patriarca di Aquileia, Paolino, fece un tentativo, peraltro presto fallito, di
insediare delle missioni in territorio avaro. A causa del loro isolamento
linguistico e delle loro ideologie gli Avari non poterono stabilire rapporti
duraturi né con i loro più evoluti vicini meridionali, i Bizantini, né
occidentali, Longobardi, Bavari, Franchi
ed a causa delle particolarità della loro organizzazione sociale neppure con i
propri alleati e sottomessi, gli Slavi.
Il popolo degli Avari
entra in scena in Europa nel VI secolo d.C., tra l'autunno del 566 d.C. e la
primavera del 567 d.C. Un esercito avaro varcò i confini orientali del regno
franco sulle rive del fiume Elba, fece prigioniero il re franco Sigeberto I,
nipote di Clodoveo. Il loro re, Bajan, detto kagan, propose a Sigeberto un
accordo di non aggressione, facendogli capire che non aveva interessi sui
Franchi e sul loro regno, ma cercava un ingresso per la valle del Danubio per
stanziarsi là con le sue genti
Dopo la seconda spedizione lungo il
fiume Elba nelle terre dei Franchi nel 566-567 d.C., per tre decenni gli Avari
non si interessarono ai loro vicini occidentali, attenti a non aprire un nuovo
fronte di guerra oltre alle campagne assai lucrative contro Bisanzio. Abbiamo
notizie di incidenti con lo stato merovingio soltanto nell'anno 590 ed anche in
queste occasioni gli Avari si muovevano soltanto al seguito dei loro alleati
Slavi. Nel 595 d.C. essi difesero gli Slavi della vallata del Danubio dal
principe Tassilo I, eletto in quell'anno duca di Baviera, da Cildeberto re dei
Franchi. Tassilo attaccò la provincia slava e ne riportò gran preda, ma poco
dopo un corpo di Avari sopraggiunti trucidò 2.000 Baiuvari (= Bavari); ciò
sconsigliò ulteriori attacchi da parte dei Baiuvari. Nel 596 d.C. gli Avari al
fianco dei loro alleati slavi infersero una nuova sconfitta ai Franchi. Solo
una consistente somma di denaro versata dalla vedova del re Sigeberto, la
regina Brunilde, li convinse a ritornare sui propri passi. Nel 602 d.C. la pace
che il kagan avaro strinse con i Merovingi fu molto severa. Una delegazione del
kagan giunta nelle Gallie fu inoltre mediatrice nella guerra tra Longobardi e
Franchi con lo scopo che questi stringessero tra loro una pace come con gli
Avari.
Dopo l'uccisione del re longobardo Alboino a Verona nel 573 d.C.
e del suo successore Clefi, il gruppo dei duchi longobardi stabilitisi nelle
città italiane conquistate regnò per dieci anni senza re, finché nel 584/585
elesse Autari. Durante il regno del successore, Agilulfo, nel 591 d.C., nella
Venezia orientale si ebbero delle sommosse determinate anche dalla scelta della
regina Teodolinda, moglie di Autari, di rinunciare all'arianesimo. Per questo
motivo Agilulfo ritenne opportuno rinnovare l'alleanza con gli Avari stipulata
nel 567 d.C. da Alboino prima di scendere in Italia. Agilulfo, perciò, inviò al
kagan avaro degli artigiani costruttori di navi, con le quali costui poté
espugnare un'isola nella Tracia. I due regnanti si aiutarono a vicenda nella
comune lotta contro Bisanzio ed in più di un'occasione tra il 600 ed il 603
d.C. il kagan avaro spedì contingenti avari e slavi in aiuto dei Longobardi nei
territori dell'Istria e per la conquista di città come Cremona e Mantova. La
buona relazione tra i due popoli fu disturbata soltanto dalla campagna contro
Forum Iulii (Cividale) condotta da uno spietato kagan avaro, di cui ci parla
diffusamente Paolo Diacono. La data proposta tradizionalmente dagli storici
italiani, in base al testo della Historia Langobardorum è il 610 d.C., ma una
fonte franca contemporanea indica che l'attacco di sorpresa contro Cividale
avvenne verso la fine del regno del re franco Dagoberto (622-638 d.C.). Perciò
altri hanno pensato al 628 d.C.: essa sarebe avvenuta ad opera di quel kagan
avaro che aveva subito la disfatta dell'assedio sotto Costantinopoli nel 626
d.C. e che, per rifarsi dell'oro bizantino ormai perduto, potrebbe aver progettato
la spedizione contro il Ducato del Friuli.
Il duca del Friuli, Gisulfo, si oppose
valorosamente agli Avari e alla fine, circondato, fu ucciso con quasi tutti i
suoi. La moglie di Gisulfo, Romilda, coi Longobardi sopravvissuti ed i suoi
figli adolescenti Taso e Caco ed i più piccoli Rodualdo e Grimoaldo, riparò
entro le mura fortificate di Cividale, mentre si difendevano anche i Longobardi
dei castelli vicini di Nimis, Osoppo, Artegna, Ragogna ed anche Invillino. Gli
Avari attraversando tutto il Friuli devastarono ogni cosa, assediarono Cividale
e si apprestarono ad espugnarla. Romilda aprì le porte di Cividale, dice la
leggenda perché innamoratasi del kagan avaro. Entrati gli Avari col loro re,
misero al fuoco la città e condussero prigionieri i suoi abitanti. Romilda fu
impalata, mentre i figli maggiori Taso e Caco riuscirono a salvarsi e quando
gli Avari si ritirarono, ebbero il governo del ducato del Friuli. L'avventata
impresa contro Cividale privò gli Avari del loro unico alleato europeo.
Con la sollevazione degli Slavi delle
Alpi a Occidente nel 611 d.C. e l'indipendenza dei sottoposti Bulgaroturchi che
rifiutavano il loro potere ad oriente, l'impero avaro si trovò costretto entro
il bacino dei Carpazi prima del 635 d.C. Dall'epoca dell'attacco a Cividale gli
Avari non ebbero più contrasti con i Longobardi, anzi nel 665 d.C. il kagan
aiutò il re longobardo Grimualdo a contrastare il principe ribelle di Cividale,
Lupo, che fu ucciso in uno scontro. Anche in quella circostanza gli Avari si
distinsero per l'opera di devastazione attraverso il Friuli, ma Grimoaldo
radunò un esercito per cacciarli dalle sue terre e riuscì con uno stratagemma a
far sembrare di avere truppe ben superiori, sicché gli Avari giudicarono
prudente ritirarsi. Fu merito dei re longobardi, peraltro, l'aver mantenuto la
pace con gli Avari durante l'VIII sec. Negli anni 670/680 d.C.,
contemporaneamente alla fondazione dell'impero Kazaro e con l'occupazione del
territorio del basso Danubio da parte dei Bulgaroturchi, entrarono e si stabilirono
a più ondate nell'impero avaro molte popolazioni orientali, Bulgari Onogur,
cioè Wangari, e forse Turchi. I territori di stanziamento degli Avari,
ridottisi negli anni precedenti per i contrasti con Slavi e Bulgaroturchi, si
ampliarono verso occidente. Gli Avari popolarono le pianure della Slovacchia
meridionale presso l'alto corso del Danubio, a nord-ovest l'Austria Citeriore
fino alle valli del Thaya e del Kamp, a occidente le terre fino a Wienerwald e
fino ai confini delle Alpi. La nuova massa di coloni avari che si spingeva
verso occidente nell'alta valle del Danubio determinò una guerra contro i
Bavari. Nella guerra la zona dell'estuario del fiume Enns andò in rovina e si
spopolò anche la città di frontiera Lauriacum (=Lorch). Ciò avvenne prima del
692 d.C., quando una rappresentanza avara fece visita al re franco Pipino II
(678-717) a Metz.
Negli ultimi decenni del VII sec. d.C.
i confini avari occidentali si spingevano fino all'Istria, alle Alpi Giulie e
al fiume Enns. Dopo mezzo secolo di neutralità Avari e Baiuvari si
fronteggiarono ancora a causa del protettorato slavo-carniolo. Il principe
bavaro Odilo corse nel 741 d.C. in aiuto del carniolo Borut che si era
ribellato agli Avari e lo liberò ponendolo sotto il controllo dei Baiuvari. A questo
episodio seguirono altri cinquanta anni di pace (741-791 d.C.). L'isolamento
degli Avari, però spezzò quella che dai tempi dei Romani era stata la
principale arteria di comunicazione dell'Europa, il Danubio con tutta la sua
valle. Il corso medio del Danubio venne riaperto al trasporto europeo nel 1008
d.C. dal re ungherese Stefano
Dal catalogo della mostra L'Oro degli
Avari inaugurata ad Udine, presso il castello, il 28 Novembre 2000.
In seguito a Milano, nel Castello Sforzesco, il 15 Giugno 2001.
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Tomba del principe di Bócsa, orecchino d'oro
con pendente a sfera ed anelli d'oro con castoni romboidali e circolari, prima
metà del VII sec.d.C. |