Aorsi:  tribù iranica minore appartenente al gruppo dei sarmati.

 

Batavi: popolazione germanica, o forse di origine celtica, già nominata da Cesare e da Tacito, che viveva nei pressi del delta del fiume Reno, dove si trova più o meno l’attuale Olanda. Sono appunto nominati da Cesare nei suoi commentari sulle guerre galliche, stanziati su di un’isola formata dall’incontro della Mosa con il fiume Waal. Tacito invece li descrive come una tribù dei Catti, passati poi, per discordie interne, in quei luoghi dove erano destinati a diventare parte dell'impero romano. Rimane loro un glorioso privilegio come segno dell'antica alleanza: infatti non subiscono l'umiliazione dei tributi né le vessazioni degli esattori: esenti da gravami e contribuzioni, sono serbati per il solo utilizzo in battaglia, come armi di offesa e di difesa. Nel 69 un principe batavo romanizzato, Giulio Civile, si pone a capo di una ribellione dei Batavi. La rivolta trova il sostegno delle popolazione germaniche oltre Reno (Cauci, Bructeri, Tancteri e Catti), si estende in Gallia, sotto la guida di Giulio Sabino, e nella Germania Renana, sotto la guida della profetessa Velleda. Dopo il III secolo sono poco nominati e si presuppone una loro fusione con i Frisoni e i Franchi. Il loro nome ritorna quando nel maggio 1795 le Provincie Unite dei Paesi Bassi divennero la Repubblica Batava, sotto l’egida francese.

 

Bavari: (Baiovarii, abitanti della Boemia) sono affini ai Marcomanni. Dalla Boemia (dove forse rimpiazzarono i Rugi) si spostano nell'attuale Baviera dove si mischiano ai locali Celti, si espandono in Stira e Carinzia, contrastano le scorrerie degli Slavi e degli Avari, dai quali adottano l'uso di combattere a cavallo. Sono infine sottomessi dai Franchi formando un ducato.

 

Bulgari: Il nome Bulgari deriva dalle popolazioni protobulgare che si stanziarono nel VII secolo nella parte orientale della penisola balcanica, verso la quale si diressero nel secolo precedente numerose tribù slave. Sono di origine turca, parenti prossimi degli unni. Venuti dall’Asia, li si trova anzitutto nella regione fra Volga e Kama. Questa regione, il cui centro è Kazan, verrà chiamata fino al secolo XV Grande Bulgaria. Continuando la loro avanzata, i bulgari riusciranno a installarsi sulla riva destra del Danubio, l’attuale Bulgaria. OrnamentsDa questa marca di confine, terrorizzeranno l’impero bizantino: saranno necessarie venti campagne, all’inizio del secolo XI, perché l’imperatore Basilio riesca a sottometterli. I bulgari seguiranno l’esempio dei loro parenti ungheresi: rinunceranno alle incursioni e diverranno cristiani. Si fonderanno con le popolazioni preslave e slave, di cui adotteranno la lingua. Secondo il Diacono, sarebbero venuti a stabilirsi la prima volta in Italia coi Longobardi il 568.  Ma passi di opere storiche ci dicono che questo si verificò molto prima. Essi comparvero con Attila nel 452. Dal 504 al 511 coi Gepidi e coi Greci sbarcarono sulle spiagge del Bruzio, combattuti dai soldati di Teodorico. Dovevano certo trovarsi nelle schiere dei Goti il 555; perché dopo la disfatta e morte di Teia alle falde del Vesuvio settemila suoi guerrieri fuggono a Campsa (Consa?) con le ricchezze e coi viveri. Importantissima è poi la notizia precisata da vari storici e più che altro dalle Omelie di papa Magno Gregorio, che li fa risiedere nelle zone subalpine innanzi alla conquista d'Alboino.

 

Cimbri:  compaiono nella storia per la prima volta sulla fine del secondo secolo a.C. Abitavano il nord dell'attuale penisola danese dello Yutland che ancor oggi si chiama Himmerland (Kimberland), ossia Terra dei Cimbri.

Intorno al 120 a.C. una parte del popolo cimbro dovette emigrare per carenza di sostentamento dovuta a varie cause : alluvioni e siccità, ma la più probabile sembra essere stata la forte crescita demografica. Questo popolo si diresse verso il sud dell'attuale Europa trovando lungo il cammino come alleati altri popoli germanici: i Teutoni e gli Ambroni. Lo spostamento trovò però un forte ostacolo da parte dell' esercito romano che si opponeva all'infiltrazione dei Cimbri nei territori occupati da Roma. Ci furono tre scontri violentissimi: 113 a.C. presso Klagenfurt; 105 a.C. presso Orange alle foci del Rodano; 101 a.C. in Val Padana ai Campi Raudii.  Fu proprio durante quest'ultimo scontro che l'esercito romano guidato da Caio Mario riuscì a sterminare pressoché totalmente i Cimbri in una battaglia alla quale parteciparono come combattenti anche le donne cimbre.

Alcuni storici dicono che i Cimbri sopravvissuti a questa tremenda sconfitta, rifugiatisi sulle pedemontane veronese e vicentina, fossero i precursori dei Cimbri dei XIII Comuni veronesi e dei VII Comuni vicentini .

 

 

 

Eruli: Popolazione di stirpe germanica originari, apparentemente del sud della Scandinavia, che vivevano ad est tra il mar Baltico e il mar Nero. Dopo la loro fuoruscita dallo Jutland vengono segnalati nelle zone Est dall’inizio del III secolo e, nel loro girovagare, sono spesso associati agli Ostrogoti. Guidano il sacco di Bisanzio nel 267, ma il loro contingente orientale viene annientato a Nis due anni più tardi. Associati per un periodo prima ai Goti e poi agli Unni, essi riemergono nella seconda metà del V secolo, quando si organizzano in confederazioni in Austria e in Italia. Sono appunto i primi barbari ad arrivare in Italia, sotto la guida di Odoacre. Rimesse le insegne dell'Impero e richiesto per sé il governo d'Italia, Odoacre procede alla distribuzione di terre ai soldati. Latifondi, plaghe deserte, terre demaniali non mancavano in Italia; l'agricoltura ne risente subito i benefici effetti; l'importazione del grano non è più necessaria. Ma al monarca avventuriero manca una base nazionale; il rex Berulorum è il capo di un gruppo di soldatesche varie di stirpe, sempre più esigenti verso colui del quale hanno assecondato l'ambizione e le fortune. I loro interessi sono in contrasto con quelli dei Romani e nello stesso Odoacre, il re barbaro, pugna col patrizio romano. Situazione oltremodo drammatica che Odoacre supera con abilità e acume: ariano, si mostra conciliante con la Chiesa; barbaro, mantiene l'ordine fra i suoi e la sicurezza pubblica per tutti; patrizio ricupera all'Italia la Dalmazia (480) e il Norico (487) in due successive spedizioni, la prima con la scusa di vendicare l'assassinio di Giulio Nepote, caduto in una congiura di palazzo a Salona, da parte dei conti Vittore e Ovida; l'altra per liberate il Norico dalle incursioni dei Rugi. Egli inoltre ha saputo tener testa per tre anni agli Ostrogoti invasori.

 

 

Frisoni:

Tacito menziona i Frisoni e afferma che dal Mar Nero si spostano sulle coste del Mar del Nord dove entrano a far parte della confederazione dei Sassoni, sono poi respinti e sottomessi dai Franchi . I loro territori si affacciavano sul mar del Nord dalla bocca del fiume Reno. Dalle conquiste romane di Druso nel 12 a.C. sui Frisoni cala una inspiegabile oscurità storica, fino a quando non si annuncia un loro contatto con l’impero merovingio e carolongio, durante l’espansione dello stesso.  Nel V secolo durante un altro periodo di silenzio, molto di loro si uniscono probabilmente agli Anglo-Sassoni che attraverso i territori dei Frisoni si accingono ad invadere la Britannia. Quelli che rimangono nel continente probabilmente si espando nei territori lasciati libero dagli Anglosassoni. Alla fine del VI secolo i Frisoni occupano la costa fino all’imbocco della Visa e si espandono ancora oltre nel VII secolo, fino a Dorestad e anche a Bruges. Quest’ultima estensione dei territori Frisoni è conosciuta come Frisia Magna.

 

 

Gepidi Antica popolazione di stirpe germanica orientale, originaria della regione della Vistola, protagonista di alcune incursioni nell'impero romano al tempo di Probo (sec. III). I Gepidi combatterono contro Attila e, dopo la sua morte, diedero vita in Dacia a una formazione statale. Stabilitisi poi (sec. V) in Pannonia,  nel 536 i Gepidi occuparono l'importantissima città di Sirmio. Vengono sconfitti dal re Longobardo Alboino († Verona 28.6.572). A questo riguardo si narra una famosa leggenda: I Longobardi erano in pace con i Gepidi. Intorno all'anno 567, nel periodo in cui era loro re Torisindo, morto costui, il nuovo re, Cunimondo rompendo la pace gli aveva mosso guerra. Alboino, aiutato dagli Avari eUnni, con i quali aveva stretto un patto, sconfisse i Gepidi. I longobardi fecero razzia di tanto bottino da arricchirsi, facendo prigionieri tutti quelli che si erano salvati dalla strage.

 Tra i prigionieri vi era la figlia di Cunimondo, Rosamunda, che Alboino prese come moglie, essendogli nel frattempo morta Alpsuinda. Alboino durante il combattimento aveva ucciso Cunimondo e avendogli staccato la testa, dal cranio aveva fatto ricavare una coppa ricoperta d'oro. Egli si trovava a Verona e stava banchettando per festeggiare la presa di Pavia. Al banchetto partecipava la regina Rosamunda. Il vino lo aveva reso più allegro del normale e ad un certo punto ordinò che fosse dato da bere alla regina, “invitandola a bere lietamente col padre” (sulla veridicità di quest'episodio abbiamo il giuramento, in nome di Cristo, dello storico Paolo Diacono, il quale dice di aver visto con i suoi occhi la coppa, che gli era stata mostrata dal principe Rachis). Rosamunda ne rimase tanto offesa, sdegnata e addolorata che meditò di vendicare la morte del padre con l'uccisione del marito. Per dar corpo alla vendetta ne parlò con Elmichi, armigero e fratello di latte d'Alboino, il quale suggerì di coinvolgere Peredeo, uomo valoroso, il quale però non intendeva partecipare al misfatto. Rosamunda, per costringerlo a partecipare al complotto, gli tese una trappola. Peredeo aveva rapporti con una sua ancella, che andava a trovare di notte. Rosamunda pensò di sostituirsi a questa e una notte, dopo averla mandata via, s'infilò nel letto aspettando Peredeo. Dopo che questo aveva consumato il rapporto, Rosamunda si svelò accusandolo d'adulterio nei confronti d'Alboino, per cui Peredeo si trovò di fronte alla drammatica decisione di dover uccidere il re o di essere ucciso. A questo punto Peredeo dovette partecipare alla congiura per assassinare Alboino. Mentre questo a mezzogiorno riposava, Rosamunda aveva dato disposizioni che nella reggia vi fosse il massimo silenzio. Aveva sottratto dalla camera tutte le armi, lasciando la sola spada in capo al letto, ma legandola in modo che non potesse essere estratta, dopodiché fece entrare Elmichi, Peredeo e l'uomo che avrebbe dovuto uccidere il re. Alboino si svegliò di soprassalto intuendo cosa stesse per capitargli. Mettendo mano alla spada, non riuscì ad estrarla. Afferrato uno sgabello cercò di difendersi, ma per poco. “Ahimè”, dice il cronista, “quell'uomo, audace e quanto mai valoroso, nulla poté contro l'uccisore, proprio lui famoso per tante stragi di nemici, dovette perire per colpa di una donnucola” (Paolo Diacono, di stirpe longobarda, convertito al cristianesimo parteggiava per Alboino e non risparmia Rosamunda). La morte d'Alboino avvenne il 28 giugno 572. Il suo corpo fu seppellito sotto la scalinata di una scala contigua al palazzo.

 

 

 

 

Iazigi: popolazione iranica (indoeuropei dell'est) appartenente al gruppo dei Sarmati. Si insediò nel territorio a nord del Danubio fra il III secolo avanti Cristo e il II dopo Cristo. Alleati coi romani nei primi due secoli di pax romana, invasero l'impero assieme a Marcomanni e Roxolani sul finire del II secolo d.C. Sconfitti, furono insediati come contadini in Illyria e in Italia settentrionale.

 

 

 

 

 

Juti: Popolazione stanziata nei territori dell’attuale Danimarca. Il nome originario dato dai Romani alla Danimarca fu Chersoneso Cimbrica, cioè Penisola Cimbrica, perché da essa mossero verso sud i Cimbri. In seguito fu chiamata Jutland, "Terra degli Juti". (Verso il secolo VIII i Danesi, appartenenti al popolo dei Normanni, diedero inizio alle spedizioni verso le coste dell'Europa settentrionale, raggiungendo le isole Faer Oer, l'Islanda e la Groenlandia, che colonizzarono. Per opporsi alla conquista dell'Impero Carolingio si costituirono in Marca, della quale il paese conserva il nome). Nel 450 insieme ad Angli e Sassoni, di culture leggermente diverse (ma avevano in comune la lingua), invadono, secondo Beda, la Britannia. Si attribuisce loro la conquista del Kent (449) e dell'isola di Wight.

 

LA TESTIMONIANZA

Nell'anno 449 del Signore, Marciano, assunto il regno con Valentiniano, quarantaseiesimo dopo Augusto, lo tenne per sette anni. Allora alcuni della gente degli Angli e dei Sassoni, chiamati da quel re, giunsero in Britannia con tre lunghe navi e si stabilirono nella parte orientale dell'isola per ordine del re, come per combattere per la patria, in realtà per conquistarla. Venuti dunque a battaglia con i nemici, che avevano attaccato da settentrione, i Sassoni riportarono vittoria. Appena questa fu annunziata nella loro patria, insieme si venne a sapere anche della fertilità dell'isola e dell'inerzia dei Brettoni, fu subito inviata colà una flotta più numerosa, che portava una schiera più forte di armati e che aggiunta a quella inviata prima rese l'esercito invincibile. Allora i nuovi arrivati occuparono un luogo, donato dai Brettoni, da ripartire fra loro per abitarvi, a condizione che essi combattessero contro i nemici per salvare e mantenere in pace la patria e quelli pagassero stipendi adeguati ai combattenti. Erano accorsi uomini dai tre più forti popoli della Germania, cioè i Sassoni, gli Angli e gli Iuti.

Beda, Storia ecclesiastica degli Angli, I, 15

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcomanni: popolo germanico di origine sveva stanziati nella zona del Lago Di Costanza. Di qui attraverso la Resia, il Norico (Danubio centrale) e la Pannonia, raccogliendo lungo la strada le altre tribù accennate sopra, dopo aver travolto i limes retici e i castri dei legionari romani, scesero in Italia attraverso i Passi alpini e invasero il territorio assediando Aquileia, che era una delle città più strategiche e difensive dell'impero romano, pari a Verona e Milano, un vero baluardo della sicurezza in una zona dove non molto lontano c'erano sempre tribù e interi popoli inquieti che scalpitavano, impazienti nel cercare nuovi fertili e assolati territori dove insediarsi, oppure durante la bella stagione ne approfittavano per fare delle improvvise razzie, poi se ne tornavano sui loro territori. E' questa la prima invasione considerata tradizionalmente barbarica, quella che osò per la prima volta spingersi in Italia fino alle due città venete, e che Marco Aurelio e Lucio Vero riuscirono a respingere costringendoli a ripassare le Alpi e anche il Danubio. (Come testimonia la colonna che reca il suo nome, e che è dedicata alle imprese contro i Marcomanni e i Sarmati

 

Quadi: piccola tribù germanica delle cui origini si sa molto poco. La loro presenza si segnala nella migrazione verso sud del primo secolo. Si stabiliscono nella zona della Moldavia e della Slovacchia occidentale. Confinavano probabilmente con i Marcomanni a occidente, le tribù protoslave a Nord, la tribù sarmata degli Iazigi,  e più tardi iVandali, a est, l’Impero romano a sud. Scendono con i Marcomanni (a cui erano probabilmente assai affini) in Italia e sono più tardi con i Vandali ed gli Alani in Spagna

 

 

Roxolani o Rossolani: popolazione iranica (indoeuropei dell'est) appartenente al gruppo dei sarmati, che si insediò nel territorio a nord del Danubio fra il III secolo avanti Cristo e il II dopo Cristo. Alleati coi romani nei primi due secoli di pax romana, invasero l'impero assieme a marcomanni e iazigi sul finire del II secolo d.C. Sconfitti, furono insediati come contadini in Illyria e in Italia settentrionale.

 

Rugi: Il gruppo tribale dei Rugi rappresenta una delle principali stirpi stanziate, a quanto ci è dato sapere, dal re Theoderic (Teodorico) nella Venetia et Histria. Originari di una regione, il Rogaland, sita presso l'attuale Stavanger sul Borknefjord in Norvegia, i Rugi sono classificati dagli storici tra i cosiddetti "Germani orientali" ovvero tra quelle gentes di origine scandinava (Goti, Vandali, Burgundi, Eruli, Gèpidi) migrate verso oriente alla volta delle regioni baltiche dell'Oder e della Vistola. E' dunque in quest'area - e più precisamente nella Pomerania occidentale e alle foci dell'Oder- che, dopo aver fatto tappa nell'isola di Rugen, si insediarono i Rugi, i quali erano simili - a detta dello storico latino Tacito -, tanto nell'armamento che nelle istituzioni, ai Goti. Spostatisi, nel III sec., sotto la pressione di quest'ultimi nella valle della Tisza, i Rugi caddero, alla fine del secolo successivo, sotto l'egemonia degli Unni. Intorno al 455, quando sulle ceneri del grande impero di Attila sorsero i regni dei popoli affrancatisi con le armi dal dominio unno (i Gèpidi della Pannonia e della Transilvania, gli Eruli della Moravia meridionale, gli Svevi delle regioni danubiane tra Vienna e il "gomito" del grande fiume, gli Sciri), i Rugi si stabilirono nella Bassa Austria dove vissero per alcuni decenni alle spalle dei provinciali romani del Norico. Il rex delle genti barbare d'Italia, Odovacar (Odoacre), li sconfisse quindi duramente nell'inverno del 487: il re rugio Fewa e la sua consorte, l'ostrogota Giso, furono in quell'occasione fatti prigionieri e giustiziati in Italia. L'anno seguente, la rivolta dei Rugi capeggiati dal figlio di Fewa, Friederic, fu sventata da Unulf, il fratello di Odovacar, il quale, per impedire la nascita di nuovi stati germanici ai confini settentrionali del suo regno, ordinò di far "terra bruciata" del Norico e di trasferirne la popolazione in Italia. Venuti dunque a mancare i presupposti economici per la loro sopravvivenza in quella provincia, i Rugi superstiti si unirono, nei pressi di Novae (odierna Svistov), alla gens di Theoderic in marcia verso la penisola.

 

Sauromati: antica tribù di Sarmati conosciuta fin dal V secolo a.C. Mentre nel III sec. a.C. Roxolani e Iazigi avanzarono verso l'impero, i Sauromati restarono nelle pianure dell'Ucraina, finendo - molto più tardi - per essere assorbiti dagli unni nella seconda metà del IV secolo.

 

Suebi o Svevi:  In Origine questa popolazione era stanziata nei pressi del mar Baltico che i Romani chiamavano Mare Suebicum. Tacito, forse per la poca familiarità dei romani con le popolazioni limitrofe, chiamava tutte le popolazioni germaniche orientali Suebi, il che appare, agli studi attuali, un’eccessiva semplificazione. In seguito i Suebi emigrano verso sud ed occidente dove il loro nome sopravvive nell’area della moderna Germania chiamata Svevia. Spesso in contatto  con gli Alemanni i Suebi rimangono stanziati  nel lato tedesco del fiume Reno fino al 406, quando una parte di essi si unisce a Vandali ed Alani nella breccia del confine romano presso Mainz, e che ha come conseguenza un’invasione della Gallia.  Mentre Vandali e alani combattono contro gli alleati dei Romani, i Franchi, i Suebi proseguono verso la Spagna.  Nel 409, il loro re Hermeric stabilisce la sede dei Suebi nella parte nordoccidentale della penisola iberica, dove riceverà infine il riconoscimento ufficiale dei Romani. Il regno svevo in Spagna durò altri 175 anni, godendo di una politica abbastanza stabile, ad esclusione di qualche contrasto con i Visigoti, arrivati in Spagna nel 416. Gli Svevi mantennero comunque la loro indipendenza fino al 584, quando il re Visigoto Leuvigildo invade il regno degli Svevi, sconfiggendoli definitivamente. Il regno Visigoto assorbe quindi quel che resta del mondo svevo in Spagna. Gli Svevi rimasti indietro del 406 perdono la loro identità a favore degli Alemanni e sono assorbiti in questa tribù. Tuttavia la terra da essi occupata conserva ancora il loro nome.

 

Teutoni: Antica tribù germanica, stanziata originariamente nella penisola dello Jutland, corrispondente all’odierna Danimarca. Verso il 120 a.C. si unirono ai Cimbri nella loro migrazione verso sud; i due popoli si separarono nel 205 a.C. I Teutoni occuparono la Gallia  e vi rimasero da allora fino al 102 a.C., quando furono sconfitti dal generale romano Caio Mario a ad Aquae Sextiae (Aix en Provence).

Fu prima Gaio Mario nel 102 a.C. a chiamare tutte le tribù che incontrava Teutoni, mentre questo era il nome di una  tribù. Poi  Tacito ed altri storici romani, crearono altra confusione. Li chiamarono tutti Germani, mentre tutte le tribù (calcolate in un centinaio) tra di loro per indicare che erano tutti della stessa razza usavano il termine sueboz,  che in pratica voleva dire "dello stesso ceppo"  tutti quelli provenienti dal nordico gotland. (che divenne poi la radice di goti e gotico).



 

Turingi: Popolazione apparsa più tardi di altri sugli altopiani della Germania centrale, nella regione che ancora oggi porta il loro nome. Con tutta probabilità essi colmano il vuoto lasciato dalla precedente popolazione, la Confederazione alemanna, quando questa migra verso sud. Non è chiaro se essi siano un residuo degli Alemanni o un’altra tribù di piccole dimensioni. Appaiono nella regione dell’ Harz intorno al 280. Sul Meno sono resi tributari dagli Unni. In seguito si espandono all'Elba, al Danubio, alla Boemia e alla Saale, lottano contro Eruli e Longobardi ma il loro vasto regno viene spartito tra Franchi e Sassoni. Formano un ducato che da loro prende il nome Turingia.

Cavaliere della popolazione germanica dei turingi, armato di lancia, spada, elmo e scudo. Bassorilievo di tarda epoca imperiale (V sec.)

Vichinghi: Non esistono certezze sull'etimologia della parola vichinghi, ma la diverse ipotesi proposte coincidono nell'individuarne l'origine in qualche termine bellico o marittimo: il termine anglosassone wic e quello franco wik significano mercato e richiamano l'attività prevalente di questo i. Viking Shippopolo. Vik è anche il nome di una provincia norvegese, mentre con il termine vik si identifica la baia. Spesso compare la parola viking, termine riferito ad un'attività di pirateria. Prima della comparsa del termine "vichingo" venivano chiamati Normanni, Ascomanni, gente del nord, ecc. Furono le tribù nomadi di diversi popoli nordeuropei, tra i quali i Sassoni, gli Iuti e gli Angli, che diedero origine alle orde vichinghe che sconvolsero le terre europee e nordafricane dall'800 fino al 1050 circa. I motivi che spinsero questi uomini ad impostare la loro vita sul mare sono, a detta degli storici, principalmente due: da una parte l'impellente necessità di trovare alimenti e terre che potessero sostenere l'espandersi demografico delle tribù, dall'altra l'alta specializzazione tecnica acquisita nella costruzione navale. Questi popoli, lasciandosi alle spalle le aree protette del mare del Nord, iniziarono verso l'800 d.C. a guardarsi un poco attorno. Questa curiosità li spinse inizialmente in Irlanda e poi in Inghilterra. Le loro devastanti scorribande li portarono in Francia, in Spagna e, superate le colonne d'Ercole nell'859, anche nel bacino Mediterraneo. Le tribù Vichinghe raggiunsero sia per motivi commerciali che di conquista una notevole quantità di luoghi in varie parti del mondo: anche il nord Africa e l’Italia; attraverso la Russia giunsero sino a Bagdad e Costantinopoli. Raggiunsero e colonizzarono l'Islanda, navigarono in Groenlandia e nord America. La storiografia moderna e' giunta ad un'interpretazione più obiettiva del "fenomeno" vichingo.  Oggi si tende a sottolineare maggiormente la loro importanza in termini di politica europea, di commercio, di pensiero, di esplorazione, colonizzazione e arte.