Aorsi: tribù
iranica minore appartenente al gruppo dei sarmati.
Batavi: popolazione
germanica, o forse di origine celtica, già nominata da Cesare e da Tacito, che viveva nei pressi del
delta del fiume Reno, dove si trova più o meno l’attuale Olanda. Sono appunto nominati da Cesare
nei suoi commentari sulle guerre galliche, stanziati su di un’isola formata
dall’incontro della Mosa con il fiume Waal. Tacito invece li descrive come una tribù dei Catti, passati
poi, per discordie interne, in quei luoghi dove erano destinati a diventare
parte dell'impero romano. Rimane loro un glorioso privilegio come segno
dell'antica alleanza: infatti non subiscono l'umiliazione dei tributi né le
vessazioni degli esattori: esenti da gravami e contribuzioni, sono serbati per
il solo utilizzo in battaglia, come armi di offesa e di difesa. Nel 69 un
principe batavo romanizzato, Giulio Civile, si pone a capo di una ribellione
dei Batavi. La rivolta trova il sostegno delle popolazione germaniche oltre Reno
(Cauci, Bructeri, Tancteri e Catti), si estende in Gallia, sotto la guida di
Giulio Sabino, e nella Germania Renana, sotto la guida della profetessa
Velleda. Dopo il III secolo sono poco nominati e si presuppone una loro fusione
con i Frisoni e i Franchi. Il loro nome ritorna quando nel maggio 1795 le
Provincie Unite dei Paesi Bassi divennero la Repubblica Batava, sotto l’egida
francese.
Bavari: (Baiovarii, abitanti
della Boemia) sono affini ai Marcomanni. Dalla Boemia (dove forse rimpiazzarono
i Rugi) si spostano nell'attuale Baviera dove si mischiano ai locali Celti, si
espandono in Stira e Carinzia, contrastano le scorrerie degli Slavi e degli
Avari, dai quali adottano l'uso di combattere a cavallo. Sono infine sottomessi
dai Franchi formando un ducato.
Bulgari: Il nome Bulgari deriva dalle popolazioni protobulgare che si
stanziarono nel VII secolo nella parte orientale della penisola balcanica,
verso la quale si diressero nel secolo precedente numerose tribù slave. Sono di origine turca,
parenti prossimi degli unni. Venuti dall’Asia, li si trova anzitutto nella
regione fra Volga e Kama. Questa regione, il cui centro è Kazan, verrà chiamata
fino al secolo XV Grande Bulgaria. Continuando la loro avanzata, i bulgari
riusciranno a installarsi sulla riva destra del Danubio, l’attuale Bulgaria.
Da questa marca di confine,
terrorizzeranno l’impero bizantino: saranno necessarie venti campagne,
all’inizio del secolo XI, perché l’imperatore Basilio riesca a sottometterli. I
bulgari seguiranno l’esempio dei loro parenti ungheresi: rinunceranno alle
incursioni e diverranno cristiani. Si fonderanno con le popolazioni preslave e
slave, di cui adotteranno la lingua. Secondo il Diacono, sarebbero venuti a stabilirsi la
prima volta in Italia coi Longobardi il 568. Ma passi di
opere storiche ci dicono che questo si verificò molto prima. Essi comparvero
con Attila nel 452. Dal
504 al 511 coi Gepidi e coi Greci sbarcarono sulle spiagge del Bruzio,
combattuti dai soldati di Teodorico. Dovevano certo trovarsi nelle schiere dei
Goti il 555; perché dopo la
disfatta e morte di Teia alle falde del Vesuvio settemila suoi guerrieri fuggono
a Campsa (Consa?) con le ricchezze e coi viveri. Importantissima è poi la
notizia precisata da vari storici e più che altro dalle Omelie di papa Magno Gregorio, che li fa risiedere
nelle zone subalpine innanzi alla conquista d'Alboino.
Cimbri: compaiono
nella storia per la prima volta sulla fine del secondo secolo a.C. Abitavano il
nord dell'attuale penisola danese dello Yutland che ancor oggi si chiama
Himmerland (Kimberland), ossia Terra dei Cimbri.
Intorno al 120 a.C. una
parte del popolo cimbro dovette emigrare per carenza di sostentamento dovuta a
varie cause : alluvioni e siccità, ma la più probabile sembra essere stata la
forte crescita demografica. Questo popolo si diresse verso il sud dell'attuale
Europa trovando lungo il cammino come alleati altri popoli germanici: i Teutoni
e gli Ambroni. Lo spostamento trovò però un forte ostacolo da parte dell'
esercito romano che si opponeva all'infiltrazione dei Cimbri nei territori
occupati da Roma. Ci furono tre scontri violentissimi: 113 a.C. presso Klagenfurt;
105 a.C. presso Orange alle foci del Rodano; 101 a.C. in Val Padana ai Campi
Raudii. Fu proprio durante quest'ultimo
scontro che l'esercito romano guidato da Caio Mario riuscì a sterminare
pressoché totalmente i Cimbri in una battaglia alla quale parteciparono come
combattenti anche le donne cimbre.
Alcuni storici dicono che i Cimbri sopravvissuti a questa
tremenda sconfitta, rifugiatisi sulle pedemontane veronese e vicentina, fossero
i precursori dei Cimbri dei XIII Comuni veronesi e dei VII Comuni vicentini .
Eruli: Popolazione di stirpe
germanica originari, apparentemente del sud della Scandinavia, che vivevano ad
est tra il mar Baltico e il mar Nero. Dopo la loro fuoruscita dallo Jutland
vengono segnalati nelle zone Est dall’inizio del III secolo e, nel loro
girovagare,
sono spesso associati agli
Ostrogoti. Guidano il sacco di Bisanzio nel 267, ma il loro contingente
orientale viene annientato a Nis due anni più tardi. Associati per un periodo
prima ai Goti e poi agli Unni, essi riemergono nella seconda metà del V secolo,
quando si organizzano in confederazioni in Austria e in Italia. Sono appunto i primi barbari ad arrivare
in Italia, sotto la guida di Odoacre. Rimesse le
insegne dell'Impero e richiesto per sé il governo d'Italia, Odoacre procede
alla distribuzione di terre ai soldati. Latifondi, plaghe deserte, terre
demaniali non mancavano in Italia; l'agricoltura ne risente subito i benefici
effetti; l'importazione del grano non è più necessaria. Ma al monarca
avventuriero manca una base nazionale; il rex
Berulorum è il capo di un gruppo di soldatesche varie di stirpe, sempre più
esigenti verso colui del quale hanno assecondato l'ambizione e le fortune. I
loro interessi sono in contrasto con quelli dei Romani e nello stesso Odoacre,
il re barbaro, pugna col patrizio romano. Situazione oltremodo drammatica che
Odoacre supera con abilità e acume: ariano, si mostra conciliante con la
Chiesa; barbaro, mantiene l'ordine fra i suoi e la sicurezza pubblica per
tutti; patrizio ricupera all'Italia la Dalmazia (480) e il Norico (487) in due
successive spedizioni, la prima con la scusa di vendicare l'assassinio di
Giulio Nepote, caduto in una congiura di palazzo a Salona, da parte dei conti
Vittore e Ovida; l'altra per liberate il Norico dalle incursioni dei Rugi. Egli
inoltre ha saputo tener testa per tre anni agli Ostrogoti invasori.
Tacito menziona i Frisoni e afferma che dal Mar Nero si spostano sulle
coste del Mar del Nord dove entrano a far parte della confederazione dei
Sassoni, sono poi respinti e sottomessi dai Franchi . I loro territori si
affacciavano sul mar del Nord dalla bocca del fiume Reno. Dalle conquiste
romane di Druso nel 12 a.C. sui Frisoni cala una inspiegabile oscur
ità storica, fino a quando
non si annuncia un loro contatto con l’impero merovingio e carolongio, durante
l’espansione dello stesso. Nel V secolo
durante un altro periodo di silenzio, molto di loro si uniscono probabilmente
agli Anglo-Sassoni che attraverso i territori dei Frisoni si accingono ad
invadere la Britannia. Quelli che rimangono nel continente probabilmente si
espando nei territori lasciati libero dagli Anglosassoni. Alla fine del VI
secolo i Frisoni occupano la costa fino all’imbocco della Visa e si espandono
ancora oltre nel VII secolo, fino a Dorestad e anche a Bruges. Quest’ultima
estensione dei territori Frisoni è conosciuta come Frisia Magna.
Gepidi Antica popolazione di stirpe germanica orientale, originaria della
regione della Vistola, protagonista di alcune incursioni nell'impero romano al
tempo di Probo (sec. III). I Gepidi combatterono contro Attila e, dopo la sua
morte, diedero vita in Dacia a una formazione statale. Stabilitisi poi (sec. V)
in Pannonia, nel 536 i Gepidi occuparono
l'importantissima città di Sirmio. Vengono sconfitti dal re Longobardo Alboino († Verona 28.6.572).
A questo riguardo si narra una famosa leggenda: I Longobardi erano in pace con i Gepidi.
Intorno all'anno 567, nel
periodo in cui era loro re
Torisindo, morto costui, il nuovo re, Cunimondo rompendo la pace gli aveva
mosso guerra. Alboino, aiutato dagli Avari eUnni, con i quali aveva stretto un
patto, sconfisse i Gepidi. I longobardi fecero razzia di tanto bottino da
arricchirsi, facendo prigionieri tutti quelli che si erano salvati dalla
strage.
Tra i prigionieri vi era la figlia di
Cunimondo, Rosamunda, che Alboino prese come moglie, essendogli nel frattempo
morta Alpsuinda. Alboino durante il combattimento aveva ucciso Cunimondo e
avendogli staccato la testa, dal cranio aveva fatto ricavare una coppa
ricoperta d'oro. Egli si trovava a Verona e stava banchettando per festeggiare
la presa di Pavia. Al banchetto partecipava la regina Rosamunda. Il vino lo
aveva reso più allegro del normale e ad un certo punto ordinò che fosse dato da
bere alla regina, “invitandola a bere lietamente col padre” (sulla veridicità
di quest'episodio abbiamo il giuramento, in nome di Cristo, dello storico Paolo
Diacono, il quale dice di aver visto con i suoi occhi la coppa, che gli era
stata mostrata dal principe Rachis). Rosamunda ne rimase tanto offesa, sdegnata
e addolorata che meditò di vendicare la morte del padre con l'uccisione del
marito. Per dar corpo alla vendetta ne parlò con Elmichi, armigero e fratello
di latte d'Alboino, il quale suggerì di coinvolgere Peredeo, uomo valoroso, il
quale però non intendeva partecipare al misfatto. Rosamunda, per costringerlo a
partecipare al complotto, gli tese una trappola. Peredeo aveva rapporti con una
sua ancella, che andava a trovare di notte. Rosamunda pensò di sostituirsi a
questa e una notte, dopo averla mandata via, s'infilò nel letto aspettando
Peredeo. Dopo che questo aveva consumato il rapporto, Rosamunda si svelò
accusandolo d'adulterio nei confronti d'Alboino, per cui Peredeo si trovò di
fronte alla drammatica decisione di dover uccidere il re o di essere ucciso. A
questo punto Peredeo dovette partecipare alla congiura per assassinare Alboino.
Mentre questo a mezzogiorno riposava, Rosamunda aveva dato disposizioni che
nella reggia vi fosse il massimo silenzio. Aveva sottratto dalla camera tutte
le armi, lasciando la sola spada in capo al letto, ma legandola in modo che non
potesse essere estratta, dopodiché fece entrare Elmichi, Peredeo e l'uomo che
avrebbe dovuto uccidere il re. Alboino si svegliò di soprassalto intuendo cosa
stesse per capitargli. Mettendo mano alla spada, non riuscì ad estrarla.
Afferrato uno sgabello cercò di difendersi, ma per poco. “Ahimè”, dice il
cronista, “quell'uomo, audace e quanto mai valoroso, nulla poté contro
l'uccisore, proprio lui famoso per tante stragi di nemici, dovette perire per
colpa di una donnucola” (Paolo Diacono, di stirpe longobarda, convertito al
cristianesimo parteggiava per Alboino e non risparmia Rosamunda). La morte
d'Alboino avvenne il 28 giugno 572. Il suo corpo fu seppellito sotto la
scalinata di una scala contigua al palazzo.
Iazigi: popolazione iranica
(indoeuropei dell'est) appartenente al gruppo dei Sarmati. Si insediò
nel territorio a nord del Danubio fra il III secolo avanti Cristo e il II dopo
Cristo. Alleati coi romani nei primi due secoli di pax romana, invasero
l'impero assieme a Marcomanni e Roxolani sul finire del II secolo
d.C. Sconfitti, furono insediati come contadini in Illyria e in Italia
settentrionale.
Juti: Popolazione stanziata nei territori dell’attuale Danimarca. Il nome originario
dato dai Romani alla Danimarca fu Chersoneso Cimbrica, cioè Penisola Cimbrica,
perché da essa mossero verso sud i Cimbri. In seguito fu chiamata Jutland,
"Terra degli Juti". (Verso il secolo VIII i Danesi, appartenenti al
popolo dei Normanni, diedero inizio alle spedizioni verso le coste dell'Europa
settentrionale, raggiungendo le isole Faer Oer, l'Islanda e la Groenlandia, che
colonizzarono. Per opporsi alla conquista dell'Impero Carolingio si
costituirono in Marca, della quale il paese conserva il nome). Nel 450 insieme ad Angli e
Sassoni, di
culture leggermente diverse (ma avevano in comune la lingua), invadono, secondo Beda, la
Britannia. Si attribuisce loro la conquista del Kent (449) e dell'isola di
Wight.
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Beda, Storia ecclesiastica degli Angli, I, 15 |
Marcomanni: popolo germanico di origine sveva stanziati nella zona del Lago Di Costanza.
Di qui attraverso la Resia, il Norico (Danubio centrale) e la Pannonia,
raccogliendo lungo la strada le altre tribù accennate sopra, dopo aver travolto
i limes retici e i castri dei legionari romani, scesero in Italia attraverso i
Passi alpini e invasero il territorio assediando Aquileia, che era una delle
città più strategiche e difensive dell'impero romano, pari a Verona e Milano,
un vero baluardo della sicurezza in una zona dove non molto lontano c'erano
sempre tribù e interi popoli inquieti che scalpitavano, impazienti nel cercare
nuovi fertili e assolati territori dove insediarsi, oppure durante la bella
stagione ne approfittavano per fare delle improvvise razzie, poi se ne
tornavano sui loro territori. E' questa la prima invasione considerata
tradizionalmente barbarica, quella che osò per la prima volta spingersi in
Italia fino alle due città venete, e che Marco Aurelio e Lucio Vero riuscirono
a respingere costringendoli a ripassare le Alpi e anche il Danubio. (Come
testimonia la colonna che reca il suo nome, e che è dedicata alle imprese contro i Marcomanni
e i Sarmati
Quadi: piccola tribù germanica delle cui origini si sa molto poco. La loro
presenza si segnala nella migrazione verso sud del primo secolo. Si
stabiliscono nella zona della Moldavia e della Slovacchia occidentale.
Confinavano probabilmente con i Marcomanni a occidente, le tribù protoslave a
Nord, la tribù sarmata degli Iazigi, e
più tardi iVandali, a est, l’Impero romano a sud. Scendono con i Marcomanni (a
cui erano probabilmente assai affini) in Italia e sono più tardi con i Vandali
ed gli Alani in Spagna
Roxolani o
Rossolani: popolazione
iranica (indoeuropei dell'est) appartenente al gruppo dei sarmati, che
si insediò nel territorio a nord del Danubio fra il III secolo avanti Cristo e
il II dopo Cristo. Alleati coi romani nei primi due secoli di pax romana,
invasero l'impero assieme a marcomanni e iazigi sul finire del II
secolo d.C. Sconfitti, furono insediati come contadini in Illyria e in Italia
settentrionale.
Rugi: Il gruppo tribale dei Rugi rappresenta una delle principali stirpi
stanziate, a quanto ci è dato sapere, dal re Theoderic (Teodorico) nella
Venetia et Histria. Originari di una regione, il Rogaland, sita presso
l'attuale Stavanger sul Borknefjord in Norvegia, i Rugi sono classificati dagli
storici tra i cosiddetti "Germani orientali" ovvero tra quelle gentes
di origine scandinava (Goti, Vandali, Burgundi, Eruli, Gèpidi) migrate verso
oriente alla volta delle regioni baltiche dell'Oder e della Vistola. E' dunque
in quest'area - e più precisamente nella Pomerania occidentale e alle foci
dell'Oder- che, dopo aver fatto tappa nell'isola di Rugen, si insediarono i
Rugi, i quali erano simili - a detta dello storico latino Tacito -, tanto
nell'armamento che nelle istituzioni, ai Goti. Spostatisi, nel III sec., sotto
la pressione di quest'ultimi nella valle della Tisza, i Rugi caddero, alla fine
del secolo successivo, sotto l'egemonia degli Unni. Intorno al 455, quando
sulle ceneri del grande impero di Attila sorsero i regni dei popoli
affrancatisi con le armi dal dominio unno (i Gèpidi della Pannonia e della
Transilvania, gli Eruli della Moravia meridionale, gli Svevi delle regioni
danubiane tra Vienna e il "gomito" del grande fiume, gli Sciri), i Rugi
si stabilirono nella Bassa Austria dove vissero per alcuni decenni alle spalle
dei provinciali romani del Norico. Il rex delle genti barbare d'Italia,
Odovacar (Odoacre), li sconfisse quindi duramente nell'inverno del 487: il re
rugio Fewa e la sua consorte, l'ostrogota Giso, furono in quell'occasione fatti
prigionieri e giustiziati in Italia. L'anno seguente, la rivolta dei Rugi
capeggiati dal figlio di Fewa, Friederic, fu sventata da Unulf, il fratello di
Odovacar, il quale, per impedire la nascita di nuovi stati germanici ai confini
settentrionali del suo regno, ordinò di far "terra bruciata" del
Norico e di trasferirne la popolazione in Italia. Venuti dunque a mancare i
presupposti economici per la loro sopravvivenza in quella provincia, i Rugi
superstiti si unirono, nei pressi di Novae (odierna Svistov), alla gens di
Theoderic in marcia verso la penisola.
Sauromati: antica tribù di Sarmati conosciuta fin dal V secolo a.C. Mentre nel III
sec. a.C. Roxolani e Iazigi avanzarono verso l'impero, i Sauromati restarono
nelle pianure dell'Ucraina, finendo - molto più tardi - per essere assorbiti
dagli unni nella seconda metà del IV secolo.
Suebi o Svevi: In Origine
questa popolazione era stanziata nei pressi del mar Baltico che i Romani chiamavano Mare
Suebicum. Tacito, forse per la poca familiarità dei romani con le
popolazioni limitrofe, chiamava tutte le popolazioni germaniche orientali
Suebi, il che appare, agli studi attuali, un’eccessiva semplificazione. In
seguito i Suebi emigrano verso sud ed occidente dove il loro nome sopravvive
nell’area della moderna Germania chiamata Svevia. Spesso in contatto con gli Alemanni i Suebi
rimangono
stanziati nel lato tedesco del fiume
Reno fino al 406, quando una parte di essi si unisce a Vandali ed Alani nella
breccia del confine romano presso Mainz, e che ha come conseguenza un’invasione
della Gallia. Mentre Vandali e alani
combattono contro gli alleati dei Romani, i Franchi, i Suebi proseguono verso
la Spagna. Nel 409, il loro re Hermeric
stabilisce la sede dei Suebi nella parte nordoccidentale della penisola
iberica, dove riceverà infine il riconoscimento ufficiale dei Romani. Il regno
svevo in Spagna durò altri 175 anni, godendo di una politica abbastanza
stabile, ad esclusione di qualche contrasto con i Visigoti, arrivati in Spagna
nel 416. Gli Svevi mantennero comunque la loro indipendenza fino al 584, quando
il re Visigoto Leuvigildo invade il regno degli Svevi, sconfiggendoli
definitivamente. Il regno Visigoto assorbe quindi quel che resta del mondo
svevo in Spagna. Gli Svevi rimasti indietro del 406 perdono la loro identità a
favore degli Alemanni e sono assorbiti in questa tribù. Tuttavia la terra da
essi occupata conserva ancora il loro nome.
Teutoni: Antica tribù germanica, stanziata originariamente nella penisola dello
Jutland, corrispondente all’odierna Danimarca. Verso il 120 a.C. si unirono ai Cimbri
nella loro migrazione verso sud; i due popoli si separarono nel 205 a.C. I
Teutoni occuparono la Gallia e vi
rimasero da allora fino al 102 a.C., quando furono sconfitti dal generale
romano Caio Mario a ad Aquae Sextiae (Aix en Provence).
Fu prima Gaio Mario nel 102
a.C. a chiamare tutte le tribù che incontrava Teutoni, mentre questo era il
nome di una tribù. Poi Tacito ed altri storici romani, crearono
altra confusione. Li chiamarono tutti Germani, mentre tutte le tribù (calcolate
in un centinaio) tra di loro per indicare che erano tutti della stessa razza
usavano il termine sueboz, che in pratica voleva dire "dello
stesso ceppo" tutti quelli provenienti dal nordico gotland. (che
divenne poi la radice di goti e gotico).
Turingi: Popolazione apparsa più
tardi di altri sugli altopiani della Germania centrale, nella regione che
ancora oggi porta il loro nome. Con tutta probabilità essi colmano il vuoto
lasciato dalla precedente popolazione, la Confederazione alemanna, quando
questa migra verso sud. Non è chiaro se essi siano un residuo degli Alemanni o
un’altra tribù di piccole dimensioni. Appaiono nella regione dell’ Harz intorno
al 280. Sul Meno sono resi tributari dagli Unni. In seguito si espandono
all'Elba, al Danubio, alla Boemia e alla Saale, lottano contro Eruli e
Longobardi ma il loro vasto regno viene spartito tra Franchi e Sassoni. Formano
un ducato che da loro prende il nome Turingia.

Cavaliere
della popolazione germanica dei turingi, armato di lancia, spada, elmo e scudo.
Bassorilievo di tarda epoca imperiale (V sec.)
Vichinghi: Non esistono certezze
sull'etimologia della parola vichinghi, ma la diverse ipotesi proposte coincidono nell'individuarne
l'origine in qualche termine bellico o marittimo: il termine anglosassone wic e quello franco wik
significano mercato e richiamano l'attività prevalente di questo
popolo. Vik è anche
il nome di una provincia norvegese, mentre con il termine vik si identifica la baia. Spesso compare la parola viking, termine riferito ad un'attività di pirateria.
Prima della
comparsa del termine "vichingo" venivano chiamati Normanni,
Ascomanni, gente del nord, ecc.
Furono le tribù
nomadi di diversi popoli nordeuropei, tra i quali i Sassoni, gli Iuti e gli
Angli, che diedero origine alle orde vichinghe che sconvolsero le terre europee
e nordafricane dall'800 fino al 1050 circa. I motivi che spinsero questi uomini
ad impostare la loro vita sul mare sono, a detta degli storici, principalmente
due: da una parte l'impellente necessità di trovare alimenti e terre che
potessero sostenere l'espandersi demografico delle tribù, dall'altra l'alta
specializzazione tecnica acquisita nella costruzione navale. Questi popoli, lasciandosi
alle spalle le aree protette del mare del Nord, iniziarono verso l'800 d.C. a
guardarsi un poco attorno. Questa curiosità li spinse inizialmente in Irlanda e
poi in Inghilterra. Le loro devastanti scorribande li portarono in Francia, in
Spagna e, superate le colonne d'Ercole nell'859, anche nel bacino Mediterraneo.
Le tribù
Vichinghe raggiunsero sia per motivi commerciali che di conquista una notevole
quantità di luoghi in varie parti del mondo: anche il nord Africa e l’Italia;
attraverso la Russia giunsero sino a Bagdad e Costantinopoli. Raggiunsero e
colonizzarono l'Islanda, navigarono in Groenlandia e nord America. La
storiografia moderna e' giunta ad un'interpretazione più obiettiva del
"fenomeno" vichingo. Oggi si
tende a sottolineare maggiormente la loro importanza in termini di politica
europea, di commercio, di pensiero, di esplorazione, colonizzazione e arte.