LA RELIGIONE BARBARICA 

 

 

 

 


La voce “barbaro”, di origine indoeuropea, inizialmente indicava soltanto chi pronuncia suoni inarticolati e sgradevoli. Dalla primitiva differenza linguistica si passò in seguito, presso i Greci, a un’eccezione puramente negativa della parola barbaro, senza alcun senso di dispregio. Dai Greci del tempo ellenistico i Romani ereditarono la parola barbaro nel suo significato deteriore di “straniero” politicamente e “incivile, rozzo” spiritualmente. Nella civiltà barbarica erano vietati i matrimoni con romani, e se talora ad alcuni dei loro capi si concesse la cittadinanza, non furono però ammessi agli onori e agli uffici se non durante il basso impero.

La religione di questo popolo era molto diversa, infatti diede luogo a forme di reciproca diffidenza e intolleranza, che finirono per assumere significato etnico e politico, come avvenne nel regno vandalico, nel regno degli Ostrogoti e dei Visigoti e più tardi in quello dei Longobardi, finché i sovrani non accettarono l’ortodossia cattolica. Là dove i nuovi venuti erano ancora pagani e passarono direttamente dal paganesimo al cattolicesimo (e fu il caso dei Franchi e degli Anglosassoni), l’integrazione fra dominatori e dominati fu invece grandemente agevolata, e il regno acquistò una più salda coesione grazie all’appoggio incondizionato della chiesa, nelle sue gerarchie locali.

I barbari durante la loro storia hanno incontrato 3 tipi di religione:

 

PAGANESIMO:

 

E’ la religione dei pagani. Il termine “pagano” designa colui che non ha aderito al cristianesimo ed è rimasto fedele all’antica religione. L’origine del vocabolo è spiegata in vario modo. La nozione di paganesimo è perciò di matrice teologica, in quanto riflette, pur con le precise connotazioni storiche già segnalate (ossia la vittoria storica del cristianesimo nel corso del IV sec.), l’idea biblica di una rivelazione rivolta specialmente a un “popolo eletto”, circondato da una realtà umana che viene qualificata come estranea: le “genti”, i “pagani”, nel Nuovo Testamento (Efesini 2, 12) sono detti “privi di cittadinanza in Israele”. Per opposizione al monoteismo biblico, il paganesimo si configura (specialmente nella sua eccezione più propria, quella greco-romana) come religione naturalistica, la quale venera le forze cosmiche che si ritengono influenti sulla vita umana. Lungo tutta la storia del cristianesimo, l’idea di paganesimo viene utilizzata come termine di riferimento apologetico o polemico: la teoria cristiana, la predicazione missionaria, la stessa storiografia confessionale vedono nel paganesimo un termine designante, per estensione, tutte le religioni. Proprio per le sue forti connotazioni polemiche, l’uso della nozione di paganesimo viene oggi evitato dalla ricerca storico-religiosa, che ricorre a una terminologia più “neutrale” per riferirsi alle religioni non bibliche, compresa la religione greco-romana che, ancora nel linguaggio corrente, è il “paganesimo” per eccellenza.

 

I Germani, ultimi a spostarsi dalle terre nordiche, conservavano ancora la propria tradizione al momento dell’impatto con il mondo meridionale, tradizione che però alla fine non resistette al tenace proselitismo del cristianesimo. Essa era completamente diversa dal tipo di religiosità che risaliva al ceppo religioso abramico, quello che ha dato origine ai tre monoteismi che avranno così considerevole importanza nello scenario storico successivo. Secondo Cesare una parte dei germani adoravano il Sole, la Luna e il Fuoco (l'Edda), quindi la loro religione aveva in origine le caratteristiche generali del paganesimo.

 

ARIANESIMO:

 

Punto fondamentale è la negazione della divinità del Verbo. Mentre per i Cattolici il Verbo, figlio di Dio; è veramente Dio come il Padre, per Ario e i suoi seguaci non possiede che una divinità secondaria, non è Dio eterno, infinito e onnipotente. Questa dottrina poté trovare qualche punto d’appoggio in alcuni scrittori dei primi secoli. Origene, in particolare, nel III sec. Aveva impiegato alcune espressioni che sembravano indicare che il figlio fosse subordinato al Padre. Ario sviluppò queste formule con una logica serrata e ne trasse una completa teoria. La prima manifestazione dell’arianesimo si ebbe con molta probabilità intorno al 320. In quel periodo Ario era prete di una delle chiese di Alessandria (Baucali). La definizione nicena non ristabilì la pace. Nel 328 Eusebio di Nicomedia, il capo dell’ arianesimo, ottenne nuovamente la sua sede episcopale. Da allora iniziò ad elaborare formule dottrinarie che, senza rinnegare esplicitamente le definizioni di Nicea, le svuotavano del contenuto, e poi ottenere dall’imperatore che ne esigesse la sottoscrizione da parte di tutti i vescovi. La controversia ariana, fattasi politico-religiosa, perdurò fino all’elezione di Teodosio (379). La lotta fu caratterizzata da una vera e propria persecuzione degli ortodossi sotto il Regno di Costanzo. Dopo i due concili di Rimini (per l’Occidente) e di Seleucia (per l’Oriente), nel 359, si pensava che i niceni fossero completamente debellati. Scomparso Costanzo (361), venne a mancare agli ariani il loro forte appoggio politico. Dopo il regno assai breve di Giuliano l’Apostata (360-363) e di Gioviano (363-364), Valente, fautore degli Omei, sostenne la propaganda antinicena in Oriente; il fratello Valentiniano, però, contribuì al trionfo della fede nicena in Occidente. L’arianesimo fu, tra le crisi religiose del cristianesimo, una delle più gravi; infatti, riducendo il cristianesimo a elementi razionali, lo svuotava di ogni contenuto religioso. Tuttavia determinò anche un approfondimento teologico del dogma.

 

Diffuso tra i Barbari (anzitutto tra i Goti da parte di Ulfila), l’arianesimo ritardò la fusione tra Germani e “Romani”, fino a quando Clodoveo si convertì alla fede cattolica e i popoli germanici stanziati sul territorio imperiale (Visigoti, Ostrogoti, Vandali, Burgundi e Longobardi) accettarono la fede cattolica romana. Gli ultimi a convertirsi furono i Longobardi, sotto il regno di Ariperto I, tra il 653 e il 661. 

 

 

Battesimo di Cristo, Battistero degli Ariani a Ravenna (VI secolo)

 

 

CRISTIANESIMO:

(ortodossia cattolica)

 

Il cristianesimo era la religione monoteista a carattere universalistico rivelata nei primi decenni dell’Impero romano da Gesù Cristo e fondata sulla pace, la fratellanza fra gli uomini, la possibilità offerta a tutti di purificarsi e redimersi nella vita terrena, in vista del perpetuarsi di questa in una futura beatitudine celeste.

 

 

 

Col passar del tempo, lo spirito romano e cristiano ebbero il sopravvento portando i Longobardi  ad una lenta conversione dall'arianesimo al cattolicesimo, fenomeno che ebbe il suo massimo durante il regno di Agilulfo e della regina Teodolinda (591-615) che favorirono il programma missionario di san Gregorio Magno: essi battezzarono secondo il rito cattolico il figlio Adaloaldo e favorirono la conversione dei loro sudditi. Al tempo dei Longobardi fu compilata una descrizione dell'Italia nel monastero di Bobbio.

 


Teodolinda ad un banchetto

 

 

 

Ulfila o Wulfila, vescovo ariano goto (311 circa – Costantinopoli 383 circa). Di famiglia cristiana originaria della Cappadocia, fu consacrato vescovo da Eusebio di Nicomedia (341) e governò per sette anni sui Goti cristiani a nord del Danubio dove operò numerose conversioni all’arianesimo. Cacciato da quelle terre dai Goti pagani, si rifugiò con la sua gente in territorio romano (348), nei Balcani, continuando a esercitare il proprio ministero pastorale col favore dell’imperatore Costanzo II. Ulfila è soprattutto ricordato per la sua versione in lingua gotica del Nuovo Testamento, preziosissima fonte per la conoscenza del gotico antico di cui egli stesso creò l’alfabeto. Parte della traduzione è conservata nel Codice argenteo nella biblioteca dell’università di Uppsala e in palinsesti della Biblioteca ambrosiana di Milano.

 

             

Il codice argenteo conservato nella biblioteca dell’Università di Uppsala che contiene parte della versione gotica di Ulfila del Nuovo Testamento. (La rilegatura, del XVII secolo, è d’argento massiccio).

 

 

 

 

 

LA TESTIMONIANZA

L'arianesimo si era diffuso tra i popoli germanici ad opera della predicazione del vescovo Ulfila su cui ci sono giunte le scarne testimonianze del discepolo Aussenzio di Durosturum, tramandate nel Contra Ambrosium del vescovo ariano Massimino e qui riportate

Costui secondo la provvidenza di Dio e la misericordia di Cristo, mentre aveva trent'anni ed era lettore, fu ordinato vescovo per la salvezza di molti dei Goti, così che non fosse soltanto erede di Dio e coerede di Cristo, ma almeno in questo, per grazia di Cristo, imitatore di Lui e dei suoi santi e come il santo David per trent'anni fu re e profeta, reggendo ed ammaestrando il popolo di Dio ed i figli di Israele, così anche il beato Ulfila apparve come un profeta e fu ordìnato sacerdote di Cristo a reggere, correggere, ammaestrare ed edificare il popolo dei Goti, cosa che per volere di Dio ed aiuto di Cristo venne in modo mirabile realizzata mediante il suo ministero.[...]
Ulfila al momento della morte lasciò il testamento della sua fede per il popolo a lui affidato dicendo così: " Io Ulfila, vescovo e confessore, ho sempre creduto in tal modo e in questa sola vera fede voglio passare al mio Signore. Credo che uno è Dio Padre, e solo non generato ed invisibile, e credo nel suo unigenito Figlio Signore e Dio nostro creatore e fattore di ogni creatura, che non ha nessuno simile a sé. Quindi uno è Dio Padre di tutti, che è anche Dio del Dio nostro. E [credo che] uno è lo Spirito Santo, virtù illuminatrice e santificante [...] non Dio né Signore, ma fedele ministro di Cristo, non uguale, ma sottomesso e obbediente in tutto al Figlio; e il Figlio sottomesso e obbediente in tutto e a Dio Padre simile [...] ".

Massimino Ariano, Dissertazione contro Ambrogio, 56, 59-60, 63