I Barbari erano una popolazione nomade proveniente dalla Germania. La parola barbaro aveva anticamente e tutt’oggi un’accezione negativa, tanto è vero che viene comunemente usata come sinonimo di “incivile, rozzo”. Nel momento in cui un popolo viene in contatto con un altro popolo crede di individuarne le caratteristiche; così fecero i romani: descrissero i barbari feroci e intrattabili. I barbari a loro volta descrissero i romani vigliacchi e inaffidabili.

Pur avendo preso il sopravvento però i barbari furono costretti a mantenere in vita gran parte degli usi, dei costumi e delle leggi di Roma. I nuovi dominatori erano sì esperti guerrieri ma ancora nomadi o seminomadi, analfabeti, incapaci di amministrare uno Stato. I loro re erano in origine i capi delle tribù più potenti, scelti solo per le loro qualità di combattenti. Maggiormente civilizzate erano le popolazioni dei Franchi e dei Sassoni, che per questo motivo formarono regni più stabili e duraturi degli altri.

I conquistatori s’impadronirono delle terre migliori, che sottrassero ai cittadini romani. Ma si resero conto che senza l’appoggio delle popolazioni sottomesse non sarebbero stati in grado di mandare avanti l’agricoltura e la produzione dei terreni conquistati. Perciò buona parte delle terre fu lasciata agli antichi proprietari.

La vita media si aggirava intorno ai 19-29 anni. La mortalità nella primissima infanzia era altissima anche perché la povertà spingeva le famiglie contadine all’infanticidio e alla limitazione delle nascite.

La fame, il freddo, la paura erano gli inseparabili accompagnatori di ogni contadino, costretto a vivere su una terra sempre infeconda e semiselvaggia.

I grandi proprietari barbari o romani che fossero errano assillati dal problema della manodopera.

 

I Germani, comunque, anche prima di venir a contatto coi Romani erano barbari ma non selvaggi; centro della loro organizzazione era la famiglia; più famiglie si univano in un'orda; più orde in un distretto o pago. L'associazione dei pagi costituì per secoli il vero stato, il solo legame politico che poteva raccogliere in sé fino a 50-60.000 membri. Al padre spettava l'autorità suprema sulla famiglia e sui servi (la popolazione si divideva in liberi e servi); i liberi in nobili e popolo; tutti i liberi costituivano l'eribanno (esercito), tutti i possessori di fondi partecipavano di diritto all'assemblea popolare (ting), dove si eleggevano i capi o il re, dove si deliberava la guerra e si risolvevano i litigi personali. I morti si bruciavano; più tardi si seppellirono.

 

 

 

 

  

 

 

LA TESTIMONIANZA

I banchetti e gli affari

Appena levati dal sonno, che spesso prolungano fino a giorno inoltrato, si lavano, spesso con acqua calda, dato che presso di loro l’inverno occupa la maggior parte dell’anno. Levati, mangiano: a ciascuno sedie separate e il proprio tavolo. Allora si dirigono armati alle loro attività, e non meno spesso, ai banchetti. Non vi è nulla di vergognoso nel continuare a bere giorno e notte. Le frequenti risse, come fra gli ubriachi, venivano conclude di rado con (i soli) oltraggi, spesso con un’uccisione o con feriti. Ma sia circa il riconciliare vicendevolmente le inimicizie sia lo stringere le affinità sia l’eleggere dei capi, circa la pace infine e la guerra si consultano durante i banchetti, come se la mente non fosse disposta maggiormente in nessuna altra occasione. Una popolazione non astuta né accorta rende visibili i segreti dell’animo durante le sfrenatezze del gioco; di conseguenza l’animo di tutti è scoperto e indifeso. Il giorno seguente si ridiscute, [...] : deliberano non sapendo fingere, decidono non sapendo sbagliare.

 Tacito, Germania, XXII