I Longobardi
 

 

 

 

 

 

 

 

 


Da “Lang Bart” lunga barba a “lang Barte” lunga lancia è certo che questa popolazione del ceppo germanico occidentale si autodesignava con il nome di “winnili”, i guerrieri.

 

 

 

I Longobardi erano un popolo di nomadi-guerrieri proveniente dalle steppe dell’Europa nordorientale, assai meno evoluto degli altri barbari giunti in Italia, e fino ad allora non erano mai entrati in contatto con i Romani. Erano divisi in tribù, ciascuna delle quali riconosceva solo l’autorità del proprio capo-guerriero (duca). A causa di questa tradizione di indipendenza, essi non riuscirono a fare vita a un regno unitario e stabile.

Si stabilirono in Pannonia tra la fine del V e i primi anni del VI secolo a.C. muovendosi dalle sedi lungo il basso corso dell’Elba, dove erano stanziati già da quando Tacito li descrisse. Dalla Scandinavia i Longobardi sarebbero scesi a sud, risalendo il corso dell’Elba e dell’Oder, sotto la guida dei loro capi tribù. Il loro primo re fu Agilmondo, sorpreso e ucciso in un attacco notturno dei Bulgari, che ne rapirono la figlia.

Successivamente si stanziarono nel Norico e infine, come abbiamo visto, in Pannonia, subentrando ai Goti di Teodorico scesi in Italia. È molto probabile che la loro migrazione sia dovuta alla spinta delle popolazioni unne verso occidente. Entrarono pertanto in contatto prima con i Rugi nel 488, poi con gli Eruli, che sconfissero nel 512, infine coi Gepidi, al punto che Vacone sposò Austrigosa, figlia del loro re.

Fu in quegli anni che probabilmente, a contatto con quelle popolazioni ariane, abbracciarono anch’essi l’arianesimo. I rapporti tra loro però si fecero via via più tesi, fino a sfociare nella guerra. Ildeoco, in contesa con Vacone re dei Longobardi, si era rifugiato presso i Gepidi (527). Il loro re Cunimondo venne ucciso in battaglia e con il suo cranio, come si usava allora, fu fatta la famosa coppa, origine di tanti macabre leggende. Anche sua figlia Rosmunda fu presa prigioniera e poi sposata da Alboino, figlio del re Audoino e vedovo di Clotsuinda, che aveva ucciso in battaglia anche il fratello di lei, Torrismondo.

Nel 567, alleati degli Avari, i Longobardi distrussero il popolo dei Gepidi che li aveva attaccati, massacrandoli fino all’ultimo, tanto che “di un così numeroso esercito rimase appena chi portasse notizia della strage”. Ma quando gli Avari pretesero di stanziarsi sulle terre per le quali avevano combattuto, i Longobardi furono costretti a spostarsi, e l’Italia parve loro a portata di mano

 

Narra Paolo Diacono: Habitaverunt autem in Pannonia annis quadraginta duobus. De qua egressi sunt mense Aprili, per indictionem primam alio die post sanctum pascha, cuius festivitas eo anno iuxta calculi rationem ipsis Kalendis Aprilibus fuit, cum iam a Domini incarnatione anni quingenti sexaginta octo essent evoluti.

 

Erano rimasti quindi in Pannonia per quarantadue anni. La lasciarono il giorno dopo la Pasqua, che in quell’anno, secondo il calcolo, era caduta il 1 aprile, nell’anno 568 dall’incarnazione del Signore, indizione prima.

 

Nel 568, abbandonata la Pannonia con le mogli e con i figli e con ogni masserizia guidati da re Alboino, i Longobardi marciarono verso l’Italia, dove giunsero l’anno successivo. Vi arrivarono lungo la Via Postumia e attraverso la Valle del Vipacco; la leggenda narra che Alboino si sia soffermato a guardare il panorama della Terra che si accingeva a conquistare dalla vetta di un monte che da allora, fino alla metà del XX secolo fu chiamato Monte del Re, o Monte Re, ora meglio noto come Nanos.

Giunti alle pendici meridionali delle Alpi occuparono la Venezia Giulia. Alboino affidò la città militarmente più importante, Forum Julii, al migliore dei suoi generali, Gisulfo, che divenne duca del Friuli, poi proseguì l’avanzata, occupando tutti i maggiori centri, ma trascurando le città troppo ben difese e le regioni costiere. Conquistò il Veneto, dove istituì un ducato con centro a Cividale, che affidò al nipote Gisulfo e invase la Lombardia; conquistata Milano (569), assediò Pavia che capitolò solo nel 571.

Si insediò quindi a Verona, dove fu ucciso da una congiura ordita dalla moglie. Rosmunda che congiurò contro il marito e lo fece avvelenare dallo scudiero Elmichi, rifugiandosi poi a Ravenna, sotto la protezione bizantina, dove morì a sua volta avvelenata da Elmichi. Secondo la tradizione tramandata da Paolo Diacono, e ripresa in varie opere letterarie, avrebbe ucciso Alboino perché costretta da lui a bere nel teschio del padre. Il regno di Alboino durò solo fino al 572.

 

I longobardi occuparono Lombardia, Emilia, Toscana, Umbria (ducato di Spoleto), Campania (ducato di Benevento), mentre il resto d’Italia rimaneva sotto la giurisdizione dell’impero bizantino.

Fu un’invasione disordinata, senza un progetto preciso con iniziative lasciate a singoli gruppi o a singole fare (famiglie). Ciò spiega la ferocia delle azioni militari e il loro carattere fortemente distruttivo. Di fronte alla furia di queste poche decine di migliaia di guerrieri, che si presentavano all’improvviso dinanzi agli abitanti in gruppi separati, la gente fuggiva terrorizzata dopo aver sotterrato i propri piccoli tesori domestici nella speranza di recuperarli più tardi.

Essi portarono in Italia un tipo di dominazione ben diversa da quella dei Goti, che godeva della legittimazione bizantina. La loro sovranità dipendeva unicamente dalla forza delle armi ed era ispirata alle usanze ancora fortemente "barbariche" che li caratterizzavano; gli appartenenti alla popolazione sottomessa erano considerati alla stregua di schiavi, e non possedevano quindi alcun diritto. Si mantenevano quindi separati dai vinti anche negli insediamenti: la città costituiva per essi un luogo fortemente insicuro e preferivano risiedere in campagna o in quartieri ad essi riservati e fortemente difesi, pertanto le loro residenze erano dei "covi".

 

 

 

Tutto il dominio longobardo in Italia è caratterizzato da alcuni elementi di base, che assumono diversa rilevanza nei diversi periodi.

Essi si possono così elencare:

a)  conflitto tra le rivendicazioni autonomistiche dei Duchi e politica centralizzante dei re;

b)  gestione dei rapporti con i popoli sottomessi, in cui si alternano posizioni etnocratiche con tentativi di integrazione;

c)  conflitto religioso tra i maggiorenti longobardi, divisi tra cristiani ariani e romani; d) rapporti, spesso conflittuali, con la Chiesa;

d)  rapporti, quasi sempre di ostilità, con Bisanzio;

e)  rapporti, prevalentemente conflittuali, con i Franchi.

 

 

 

Ad Alboino successe un breve periodo di interregno da parte dei duchi (574-84), nel 584 divenne re dei longobardi Autari († Pavia 590) che nel 589 sposò Teodolinda(† 628), figlia di Garibaldo duca dei Bavari.

Autari resse il reame con una politica di pacificazione interna e di riorganizzazione amministrativa. Minacciato di invasione, riuscì a minare l’alleanza nemica tra franchi e bizantini (590), accordandosi con i franchi.

Morto Autari a Pavia nel 590 il duca di Torino Agilulfo († Milano 616) nel 591 sposò la sua vedova Teodolinda e gli succedette al trono. Questi consolidò l’autorità reale sui duchi ribelli dell’Italia settentrionale, arrivando a conquistare Padova (601), Cremona e Mantova (603) e costrinse l’esarca bizantino ad accettare una tregua e a versargli un cospicuo tributo.

Influenzato da Teodolinda, cattolica, favorì la diffusione del cattolicesimo nel suo popolo, inizialmente ariano, e mantenne una politica conciliante con papa Gregorio Magno. Teodolinda regnò sui longobardi fino al 625, quando le successe il figlio Adaloaldo.

Teodolinda morì nel 628, le viene attribuita la decisione di edificare la basilica di S. Giovanni Battista, a Monza.

Adaloaldo venne spodestato nel 626 da Arioaldo che aveva sposato Gundeberga, cattolica, figlia di Agilulfo e di Teodolinda dopo aver capeggiato la congiura che aveva raccolto quanti, di religione ariana, si opponevano al re. Morto Arioaldo nel 636 gli successe Ròtari († 652), duca di Brescia.

Ròtari, di religione ariana, sposò la vedova di Arioaldo Gundeberga, di fede cattolica. Fu un sovrano energico e autorevole, potenziò il potere centrale, reprimendo le velleità autonomistiche dei duchi. Estese i domini longobardi in Italia, conquistando la Liguria (643) e ampi territori veneti, quali il territorio di Oderzo, l’antica Opitergium.

Rotari viene ricordato soprattutto per il suo editto, promulgato a Pavia il 22/11/643, che si considera la prima stesura ufficiale di leggi longobarde. Di questo incaricò il notaio di corte Ansoaldo di ricercare presso gli anziani e i saggi le consuetudini e le usanze (cawarfida) dei Longobardi che fino ad allora venivano tramandate solo oralmente, e le raggruppò in 388 capitoli, strutturati in modo organico.

Scritto in latino, l’Editto è quanto di più germanico si possa concepire, si occupa di crimini politici e militari, di reati contro le persone e le cose, si occupa di diritto famigliare, processuale e obbligazioni varie, nonché dei privilegi reali.

A Rotari succede nel 652 suo figlio Rodoaldo, ancora molto giovane, la sua professione ariana scatena subito reazioni dalla fazione cattolico romana, ne scaturisce una congiura che, dopo appena 6 mesi di regno, conduce all’assassinio del re per mano di un sicario.

Nel 653 viene posto sul trono Ariperto († 661), figlio di Gundoaldo, duca d’Asti e nipote di Teodolinda, alla sua morte avvenuta nel 661 il regno viene diviso tra i suoi due figli Pertarito, che pose la capitale del suo regno a Milano, e Godeperto che si stabilì a Pavia.

Pertarito, nel 662 viene spodestato da Grimoàldo (600 ca - 671), figlio di Gisulfo, duca del Friuli e duca di Benevento dal 647, che riuscì ad approfittare dell’antagonismo tra i due figli di Ariperto. Pertarito comunque riesce a fuggire e si rifugia presso gli Avari, di lì poi fugge alla corte dei Franchi.

Grimoaldo controllò tutti i possedimenti longobardi nella penisola, riconducendoli sotto il dominio della corona. Respinse gli attacchi dell'imperatore bizantino Clemente II, che tentava di riconquistare Benevento. Seppe opporsi ai Franchi, chiamati in aiuto da Pertarito e soffocò, con l’aiuto degli Avari, la ribellione di Lupo in Friuli. Aggiunse nuove leggi all’editto di Rotari nel 668.

Nel 671, alla morte di Grimoaldo, torna sul trono Pertarito che si fa paladino della politica di tolleranza e unione con i cattolici. Si scontra contro Alachi, duca di Trento, ma non riesce a batterlo, quindi si associa al trono il figlio Cuniperto († 661), che diventa re nel 688.

Cuniperto accentua la politica paterna filocattolica, schierandosi apertamente contro la fazione ariana; reprime la ribellione degli ariani capitanati da Alachi e da Austruo che aveva usurpato il ducato del Friuli.

A Cuniperto succede il suo giovane figlio Liutperto, ma Ragimperto († 701), figlio di Godeberto, duca di Torino, gli si oppone, facendo valere i propri diritti ereditari e nel 700 occupa il trono longobardo.

Ragimperto muore a Pavia nel 701 e a lui succede Ariperto II°, già duca di Torino, associato al trono dal padre. Il suo regno fu terribile, perseguitò i rivali, torturandone e uccidendone anche mogli e figli, sconfitto da Ansprando, annegò nel Ticino nel 712, mentre tentava la fuga.

Ansprando, duca d’Asti, divenne prima tutore del giovane re Liutperto, quindi divenne re nel marzo del 712, dopo un brevissimo regno di soli 3 mesi gli succedette, sempre nel 712, suo figlio Liutpràndo († 744).

Questi portò il regno longobardo in Italia al suo massimo splendore. Fuse il sistema giuridico romano, improntato alle norme della religione cristiana, con la tradizione longobarda; compose un’opera legislativa in 153 capitoli (713-35), come aggiornamento dell’editto di Rotari. Contenne le tendenze autonomistiche dei ducati longobardi di Spoleto e Benevento e, approfittando dei dissidi tra il papato e l’impero bizantino riguardo al culto delle immagini, occupò l’esarcato (726), la pentapoli e il ducato romano.

Trovato un compromesso con papa Gregorio II, gli donò il castello di Sutri (728). Fu in buoni rapporti con Carlo Martello, che aiutò contro gli arabi (737-38). Dopo un nuovo periodo di scontri col papato, stipulò con papa Zaccaria i patti di Terni (742), che prevedevano una tregua ventennale.

Gli successe Astolfo (749-58) il quale conquistò Ravenna, ma, sconfitto dal re dei franchi Pipino (754 e 756), fu costretto a lasciarla.

Desidèrio († Corbie 774 ca) fu l’ultimo re dei longobardi. Duca di Tuscia, succedette ad Astolfo (756), ottenendo contro Rachis l’appoggio del papato. Nel 759 associò il figlio Adelchi al potere. Mantenne in un primo tempo buoni rapporti col papato e coi franchi, grazie anche alla mediazione di Bertrada, regina dei franchi, che fece sposare i due figli Carlo e Carlomanno con Ermengarda e Gerberga, figlie di Desiderio

Ripresa una politica aggressiva nei confronti del papa, che sosteneva contro Desiderio i duchi di Spoleto e Benevento, invase lo stato della chiesa ed entrò a Roma (772), spingendo Adriano I° a chiedere aiuto a Carlo, che nel frattempo aveva ripudiato Ermengarda; questi sconfisse Desiderio a Susa e lo assediò a Pavia (774) mentre Adelchi veniva vinto a Verona. Arresosi, Desiderio abdicò in favore di Carlo Magno e fu tenuto prigioniero in un monastero in Francia dove morì.

I territori del regno longobardo finirono sotto il dominio franco, sebbene con un’ampia autonomia, con l’esclusione del ducato di Benevento che, rimase a lungo indipendente e cadde infine sotto la dominazione normanna verso la fine dell’XI secolo.

Il tentativo dei re longobardi di unificare la Penisola, estromettendo i Bizantini, stabilendo rapporti pacifici con la Chiesa e rafforzando il Regno per ottenere un equilibrio di forze rispetto ai Franchi, era destinato a fallire proprio a causa degli elementi di conflittualità. Furono proprio questi che portarono alla sconfitta i Longobardi ad opera dei Franchi.

 

 

 

I RE LONGOBARDI

Alboino

568-572

Clefi

572-574

Periodo di anarchia

574-584

Autari

584-590

Agilulfo

591-616

Adaloaldo

616-626

Arioaldo

626-636

Rotari

636-652

Rodoaldo

652-653

Ariperto I

653-661

Pertarito

661-662

Godeperto

661-662

Grimoaldo (usurpatore)

662-671

Garibaldo

671

Pertarito

671-688

Cuniperto

688-700

Liutberto

700

Raginperto

700-701

Ariperto II

701-712

Ansprando

712

Liutprando

712-744

Ildebrando

744

Rachis

744-749

Astolfo

749-756

Desiderio

756-774

 

 

RELIGIONE

 

Da principio i Longobardi veneravano il dio guerriero Odino (Wotan), il cui simbolo era rappresentato dall’aquila, altri dei erano Thor o Tonar dio del tuono e del metallo, il cui culto prevedeva la decapitazione di una capra.

Il vescovo goto Wulfila, intorno al 350, oltre ad aver introdotto l’arianesimo, aveva tradotto la Bibbia dal greco in lingua gotica, inventandosi e costruendo lui la lingua tedesca.

Il simbolo di questa nuova spiritualità è raffigurato in pietra in tutte le loro chiese, e continua a vedersi nelle chiese romaniche. La chiesa cattolica, non potendo cancellare tutte le abitudini pagane, ne convertì molte.

 

Il cristianesimo conosciuto dai Longobardi in Italia presentava tre volti:

·           l’arianesimo (che negava la natura divina di Cristo)

·           lo scisma dei tre capitoli (che non accettava la conclusione del quinto concilio sostenuto dal patriarca d’Aquileia e dal vescovo di Como)

·           il cattolicesimo romano

 

Narra Paolo Diacono: “Quando un guerriero moriva in terra lontana, i suoi parenti piantavano in suo ricordo una pertica, sormontata da una colomba con la testa rivolta al luogo dove era scomparso il loro caro”.

 

Da questa usanza sarebbe nato il nome della Basilica di Santa Maria in Pertica, chiesa fondata a Pavia dalla regina Rodelinda, sorta proprio sul cimitero dei guerrieri, oggi scomparsa.

 

 

 

ARMAMENTO E ARMI DEI LONGOBARDI

 

L’organizzazione sociale longobarda, tipicamente militare, era basata sull’unione degli uomini liberi atti alle armi (arimanni) riuniti in grandi gruppi familiari (fare). Il re, eletto dalle assemblee generali delle fare, era anche il capo militare rex gentis longobardorum. Anche il potere giudiziario è ricondotto alla persona del re, che si proclama “scudo dei deboli e dei disarmati”.

Furono i nomadi delle steppe a perfezionare l’arte del cavalcare e a mettere una serie di finamenti completi per il combattimento a cavallo. Intorno al VII secolo sono stati ritrovati ornamenti a placche d’oro di selle di grandi personaggi. I cavalieri usavano morse e briglie, un solo esemplare di staffe è stato ritrovato in Italia, comune era inoltre l’uso degli speroni.

 

L’armamento tipico del guerriero longobardo era costituito da:

 

·           la spada (spatha) in ferro a due tagli che si portava legata al fianco con un cinturone, in un fodero di legno o di cuoio, la lama era larga circa 5 cm e lunga 65/100, l’impugnatura era di cuoio, di legno o di corno;

·           la sciabola (scramasax) corta circa 30/50 cm ad un solo taglio curvata in punta, era usata per il combattimento a cavallo, il fodero conteneva spesso anche un coltellino;

·           lo scudo circolare del diametro di 60/70 cm di legno, era ricoperto di cuoio e con parti di metallo;

·           la lancia era l’arma offensiva più usata, sia dai cavalieri che dalla fanteria, era di legno con cuspidi e puntali metallici, la lunghezza era molto variabile;

·           l’elmo (lamellaro) si componeva di piastre di spessa lamina di ferro, legati con lacci di cuoio passati in appositi fori, una piastra frontale copriva il naso e le sopraciglia, all’intero vi era un’imbottitura di cuoio e di pelo. Dalla metà del VII secolo  i nobili longobardi cominciarono ad utilizzare le armature e gli elmi (lamellari) di raffinata finitura e di origine orientale.

·           l’arco e le frecce erano le armi della fanteria, l’arco e la faretra erano appesi alla cintura, di solito l’arco era di legno;

·           le cinture erano fondamentali nell’abbigliamento del guerriero, sia per portare le armi, sia per il valore magico e protettivo, veniva decorata con pezzi e borchie metallici, di solito cinque. I motivi decorativi raffiguravano solitamente animali o disegni    geometrici o floreali;

·           le selle erano di cuoio. Negli anni seguenti andò sostituendosi la sella a bordo rialzato di legno ricoperto in cuoio.

La nuca era coperta da una fitta maglia di ferro, le corazze lamellari erano composte di 600-700 piastre di ferro, sovrapposte in strati orizzontali e collegate con strisce di cuoio, una parte inferiore copriva il bacino e le cosce, mancavano le maniche.

 

 

Così Paolo Diacono ne descrive i costumi dell’epoca: Si rapavano la fronte e si radevano tutt’intorno sino alla nuca, mentre i capelli divisi in due bande, spiovevano ai lati sino all’altezza della bocca. Indossavano vestiti ampi per lo più di lino, ma balze più ampie e variopinti, calzari aperti sino all’alluce con lacci di cuoio intrecciati, in seguito per andare a cavallo indossarono una specie di calzoni di panno rossiccio (moda presa dai romanici).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA

 

L’economia intera e il commercio erano già in gravi difficoltà. Con l’insediamento dei Longobardi l’intero territorio fu tutt’altro che florido e le condizioni dei vinti furono eccezionalmente dure.
Il carattere violento dei Longobardi rendeva impossibile l’insediamento degli stessi nelle strutture giuridiche preesistenti.Questa popolazione non conosceva la scrittura, non aveva una storia alle spalle e l’unica scienza che possedevano era quella del normadismo.

I Longobardi essendo nomadi non erano agricoltori, quindi non sapendo sfruttare la terra, avevano estremamente bisogno della popolazione locale per godere dei frutti che la terra dava. Ma essendo anche dei grandi cacciatori, non solo non fecero proprio nulla per allargare le culture agricole esistenti, ma spopolarono vaste zone, un tempo coltivate, che ben presto si trasformarono in brughiere incolte e selvagge.

L’unica attività che incrementarono fu quella dell’allevamento del bestiame, soprattutto bovini e maiali.

I duchi nelle loro conquiste avevano costituito dei ducati con le terre pubbliche, ma anche ogni libero guerriero longobardo aveva diritto a una parte del bottino, e nelle terre sottomesse diventavano perciò anche loro proprietari terrieri. In questo modo il frazionamento fu massiccio, ovviamente subentrando ai vecchi proprietari fuggiti o uccisi, e mettendo i preesistenti coloni a proprio servizio.

I Longobardi erano anche del tutto incapaci in una qualsiasi attività marinara; e non solo non utilizzarono per i commerci i grandi porti di Genova e Pisa pur essendo in loro possesso, ma anche quelli piccoli li mandarono in rovina.

Il Mediterraneo una volta chiamato Lago di Roma, tornò ad essere un Oceano Pacifico, non più solcato da migliaia di navi di quell’impero del tempo che fu.

Con queste condizioni nel periodo longobardo si consolidò sempre più la cosidetta “economia curtense”[1] cioè autarchica.

 

 

 

LINGUA

 

Nella provincia di Pavia sono testimoniati diversi nomi di luoghi di origine longobarda, nel pavese e in Lomellina questi nomi sono collegati al termine fara (un insieme di famiglie). Nel linguaggio comune, secondo i linguisti, noi adoperiamo circa 280 vocaboli di origine longobarda.

 

Lessico italiano di origine germanica

Parti del corpo e attività connesse:

Anca, bernoccolo, ciuffo, grinfia, grinta, grinza, guancia, milza, nocca, (s)berleffo, schiena, spanna, stinco, zanna, zazzera; (ar)rancare, grattare, guarire, leccare, recare, strisciare.

Animali, caccia e attività connesse:

Bracco, falco, stambecco, taccola, zecca, trappola, trogo(lo), ghermire, graffiare, tubare, sferzare

Le strutture esterne della casa:

Balcone, palco, rampa, sala, spalto, stramberga, stucco

Arredi, utensili e attività connesse:

Banca, banco, bara, barella, benda, federa, gruccia, guanciale, nappo, panca, predella, scaffale, spranga, stanga, tappo; arredare, bussare, schizzare, spaccare, spruzzare, strappare, di sguincio

La cucina e le attività domestiche:

Brodo, bucato, crusca, gruzzolo, rocca, spola, zuppa; (ar)rostire, gualcire, guarnire, (im)bastire, smaltire, strofinare, stropicciare

L’abbigliamento:

Banda, falda, fazzoletto, muffola, nastro, roba, tasca

La campagna:

Forra, gora, greppia, greto, guzzabuglio, melma, nucchio, slitta, stecca, stecco, sterzo, zolla; ammucchiare, attecchire, guadagnare (originariamente “pascolare”), (ingar)bugliare

Armi e cavalli:

Briglia, elmo, fodero, sperone, spiedo, staffa

Esercito e attività connesse:

Arengo, astio, banda, bando, gonfalone, guardia, guerra, schiera, spione, stormo, tregua; albergare, guardare

Istituzioni e ceti sociali:

Arimanno, gastaldo, guardia, manigoldo, sgherro, sguattero

Stirpe e diritto:

Faida, fio, schiatta; bandire, garantire

Vita in comune:

Baruffa, bega, riffa; (am)miccare, (ar)raffare, arzigogolare, danzare, scherzare, stuzzicare, trescare

Aggettivi di qualità:

Bianco, bigio, bruno, fresco, gaio,

 

Essi sono assieme ad alcuni geni ormai scomparsi e a rarissime monete, tutto ciò che ci resta oggi dei Longobardi.

Infatti per più di due secoli i Longobardi nella loro dominazione fecero a meno della moneta. Tutta l’economia fu basata su scambi in natura; scambi e baratti che avevano la loro sede dentro nelle curtis; l’unità economica di tutto l’alto Medioevo cioè un’economia chiusa e proprio per questo fallimentare.

 

 

PATRIMONIO ARTISTICO E LINGUISTICO

 

L’unico settore che dimostri, in questo periodo longobardo, una certa vitalità è quello delle arti figurative. Una influenza barbarica si fa sentire su tutte le arti figurative salvo la pittura, del tutto assente (salvo un paio di affreschi nell’VIII sec.) e l’architettura ma con forti influssi bizantini, come nella chiesa di San Salvatore a Brescia costruita verso la fine del regno nel 753 o come a Cividale nel tempietto longobardo di Santa Maria in Valle assai noto per la complessa decorazione degli interni e per una scultura dell’altare.

Le strutture architettoniche associano elementi bizantini e gusto longobardo. Questa architettura longobarda determinò il sorgere e il definirsi dello stile romanico, che avrebbe accolto anche influssi orientali di provenienza armenocaucasica.

I campanili furono introdotti nell’architettura occidentale proprio dai Longobardi, come i (menhir) e gli obelischi, essi rappresentano il tema maschile, la virilità puntata verso il cielo. Nell’architettura religiosa longobarda di grande importanza è la creazione della (cripta) sacello sotterraneo ubicato nella parte più sacra dell’edificio, che corrisponde all’elemento femminile, come ventre depositario di ogni segreto e di ogni fertilità. Nell’arte longobarda il serpente ebbe sempre un simbolo altissimo, si ritrovano questi simboli nelle decorazioni delle chiese romaniche. L’espressione più caratteristica dell’arte longobarda è però l’oreficeria, espressa con lavori di sbalzo e cesello. Imponente testimonianze di quest’arte è oggi conservato nel duomo di Monza. Fa parte di questo tesoro anche la Corona Ferrea in oro ornato di gemme e smalti.

Ferrea perché cerchiata all’interno da un anello di ferro che secondo la leggenda contiene un chiodo della croce di Cristo.

        

 

 

 

 

 

 

LA COMPOSIZIONE ED I SIGNIFICATI DEI NOMI

 

I nomi longobardi sono spesso composti di due parti, per cui il loro significato emerge dall’unione delle due parole. Offriamo il significato dei termini paleogermanici che spesso ricorrono nei nomi, come prefissi o suffissi.

 

TERMINI LONGOBARDI

SIGNIFICATO

TERMINI LONGOBARDI

SIGNIFICATO

Agi-l

Terrore, spavento

Hroth

Gloria

Albhi

Elfo

Isan

Ferro

Alda

Anziano, esperto, saggio

Landa

Terra, paese, stato

Ansa

Dio, divinità

Leudi

Popolo

Arn

Aquila

Linta

Scudo di legno ditaglio

Athala

Nobiltà di stirpe

Mann(o)

Uomo

Audha

Potenza, ricchezza

Marha

Cavallo

Baltha

Ardito, audace, coraggioso

Munda

difesa

Bandwo

Bandiera, vessillo

Prand

Spada lucente in battaglia

Beran

Orso

Radha

Consiglio, assemblea

Bertha

Illustre, famoso

Ragin

Consiglio divino

Branda

Incendio, fuoco

Randa

Scudo

Brun

Di colore scuro, lucente

Sigu

Vittoria

Eber

Cinghiale

Skalka

Servo, dipendente

Ermen

Grande, potente

Swintha

Forte

Ewa

Legge

Walha

Di nazionalità celtica o romana

Frithu

Sicurezza, pace, protezione

Wald

Bosco, parco di caccia

Fulca

Popolo in armi

Waea

Difesa, protezione

Gaira

Lancia

Warin

Difensore, protettore

Garda

Protezione

Wilja

Volontà

Gastald

Amministratore

Wini

Amico

Gis

Freccia

Wulfa

lupo

Grima(n)

Elmo con celata

 

 

Gudha

Dio

 

 

Gunth

Battaglia

 

 

Harja

Popolo in armi, esercito

 

 

Hardhu

Forte, valoroso

 

 

Hildjo

Battaglia, combattimento

 

 

 



[1] Economia curtense: i prodotti erano soltanto quelli locali e lo scambio commerciale all’interno della stessa curtis non era basato sulla moneta ma solo sul baratto.