I GOTI 

 

 

 

 

 

 

 

 


La tribù germanica dei Goti assunse notevole importanza nel III secolo compiendo numerose incursioni nell’Europa dell’est, passando il Danubio e colpendo il territorio romano. Probabilmente arrivarono sulle sponde del mar Nero verso il 220-230 d.C.

Vicino al fiume Dnstr edificarono semplici villaggi. Fra il 235 e il 270 in territorio imperiale, saccheggiarono città e villaggi poco fortificati. In breve divennero abili nella pirateria. Sconfitti dall’imperatore Claudio II (268-270 d.C.) si ammansirono per qualche tempo e si stabilizzarono politicamente, mettendo in evidenza la differenziazione in due entità “statali” ben separate, gli Ostrogoti e i Visigoti.

La maggiore fonte storica sui goti è Giordane che scrisse la storia del suo popolo verso il 552 d.C.

Secondo il suo racconto, i goti migrarono dalla Scandinavia meridionale arrivando sul continente,  nell’attuale Polonia. Giordane commise un grosso errore: confuse gli antichi geti per gli antenati dei goti. Per Giordane la migrazione avvenne, prima di Alessandro Magno, verso il V secolo a.C.

Secondo gli studi moderni, la migrazione è avvenuta attorno al primo secolo a.C,

 

 

DUE GRUPPI DIFFERENTI

Negli anni 320-332 d.C. quelli che si schierarono contro Costantino, dovettero subire delle umilianti e ripetute sconfitte, che portarono ad una pace armata trentennale.

I goti poterono organizzare meglio le proprie istituzioni, mettendo cosi in evidenza la separazione della popolazione in due gruppi distinti; gli ostrogoti e i visigoti, che rimanevano uniti per la tradizione e la lingua, ma erano governati da due capi autonomi.

Numerosi gruppi germanici si stanziarono come alleati all’interno del confine.

 

 

 

 

I VISIGOTI
 

 

 

 

 

 

 


I Persiani imposero ai romani una pace umiliante. Contemporaneamente si ripresentò il problema germanico. Grandi movimenti di popoli si verificavano nelle pianure dell’Europa orientale. Nel 374-375 la tribù degli Unni sospinse la popolazione germanica dei Visigoti verso le frontiere romane.

L’imperatore d’Oriente Valente tentò una soluzione pacifica. I Visigoti desideravano insediarsi nell’impero ed erano disponibili a militare negli eserciti romani, ed egli li accolse in Tracia, arruolandoli come soldati.

La convivenza tra la popolazione romana e i barbari si rivelò impossibile: i Romani disprezzavano i barbari e ne respingevano l’integrazione.

I Visigoti, unitisi a bande di Alani e di Ostrogoti presero quindi a devastare la penisola balcanica.

Nel 378, presso Adrianopoli in Tracia, Roma subì una delle più gravi sconfitte della sua storia: il suo esercito fu annientato, l’imperatore ucciso.

La paura e l’incomprensione dominavano i rapporti tra Visigoti e Romani.

I Visigoti stanziati oltre il Danubio erano stati raggiunti dai missionari cristiani, tra i quali il famoso vescovo ariano Ulfila, che tradusse la Bibbia in lingua gotica.

La conversione dei Visigoti al cristianesimo si sarebbe verificata qualche tempo dopo

Il successore di Valente, Graziano, si affrettò a concludere la pace con i Visigoti.

Teodosio tentò nuovamente la soluzione pacifica e concesse ai Visigoti di insediarsi nell’Illirico in qualità di “federati” .

 Nel 390 avvenne un episodio gravissimo: la plebe di Tessalonica si ribellò contro un generale visigoto, e lo uccise.

Per scongiurare un’altra ribellione dei Visigoti, Teodosio ordinò una punizione esemplare.

 

IL SACCO DI ROMA

Nel 395, alla morte dell’imperatore Teodosio, l’impero fu diviso tra i suoi due figli: ad Arcadio l’Oriente, a Onorio l’Occidente e li aveva affidati al generale Stilicone il quale ottenne successi importanti: nel 402 sconfisse in due battaglie, a Pollenzo e a Verona, i Visigoti condotti da Alarico.

Stilicone decise di reclutare i Visigoti sconfitti nell’esercito romano, in qualità di “federati” .

Nel 405 Stilicone riportò un altro successo sconfiggendo un esercito di Ostrogoti che si era spinto fino a Fiesole. Stilicone morì decapitato nel 408.

La morte di Stilicone lasciò l’Occidente allo sbando. Alarico vedendosi privato del suo unico interlocutore e sapendo di essere inviso tanto al Senato della capitale quanto al popolo romano, riprese le ostilità.

Nel 410 i barbari piombarono sulla capitale e la saccheggiarono.

Alarico proseguì verso l’Italia meridionale: intendeva passare in Africa, ma morì improvvisamente presso Cosenza. Il suo successore Ataulfo risalì la penisola e occupò la Gallia meridionale: cercò di trovare un’intesa pacifica con il governo romano e sposò la sorella di Onorio, Galla Placidia. La Chiesa locale s’impegnò per favorire la convivenza tra Romani e Germani. Nel 418, il successore di Ataulfo, Vallia, ottenne da Onorio l’autorizzazione allo stabile insediamento dei Visigoti nella regione dell’Aquitania, da Tolosa all’oceano Atlantico: nacque così il Regno visigoto di Tolosa, il primo degli Stati romano-germanici.   

 

 

 

 

 

GLI OSTROGOTI 

 

 

 

 

 

Dopo essersi insediata nella penisola balcanica, la gente germanica degli Ostrogoti aveva proceduto nel 488 all’occupazione dell’Italia, che si concluse nel 493 con la sconfitta e l’uccisione di Odoacre.

Gli Ostrogoti erano guidati da un sovrano di grande valore, Teodorico. L’ammirazione per la cultura romana e il desiderio di trasmetterla al suo popolo sarebbero rimasti sempre il motivo ispiratore della sua politica.

Per favorire la convivenza tra Ostrogoti e Romani, Teodorico procedette con cautela: stanziò le proprie truppe dove era possibile un efficace controllo militare, cercando di tenerle il più possibile isolate dalla popolazione italica, avvicinò gradualmente la sua gente alla civiltà romana senza farle smarrire la propria identità con la collaborazione di alcuni rappresentanti dell’aristocrazia romana. Cassiodoro fu per molti anni ministro di Teodorico. L’operazione era difficile e non mancarono momenti di crisi: particolarmente gravi furono gli avvenimenti che portarono nel 524 alla condanna a morte del filosofo Boezio: già consigliere del sovrano, Boezio cadde in disgrazia perché sospettato di aver ordito un complotto.

Teodorico divenne presto il più autorevole tra i sovrani germanici, egli esprimeva con orgoglio le ragioni di questo maggiore prestigio del regno gotico: gli Ostrogoti avevano avuto il privilegio di governare sull’Italia antica e sull’antica capitale  del mondo romano ed erano gli unici veri custodi della civiltà.

Teodorico governava per delega dell’imperatore bizantino e ,non a caso, si accontentò del titolo di “re” ed evitò di proclamarsi “imperatore”. Ma di fatto il suo regno era assolutamente autonomo.

La capitale del regno Ostrogoto era Ravenna. Sotto il dominio ostrogoto la città si arricchì di splendidi monumenti. Anche in questo Teodorico intendeva manifestare l’alto livello culturale del regno da lui governato.

A Ravenna si trovavano la corte del re e gli uffici amministrativi centrali. Gli uffici civili erano affidati ai Romani, mentre agli Ostrogoti era riservato l’esercito delle armi.

 

 

LA GUERRA TRA 
BIZANTINI E GOTI 


        

 

 

 

 

 

Dettagli sulla guerra goto-bizantina

 

Il progetto di Teodorico era molto ambizioso. Per realizzarlo era necessario un sovrano colto. autorevole, capace di trattare con la sofisticata aristocrazia romana e abile nel mantenere buoni rapporti con la potenza bizantina conservando intatta la propria autonomia. Teodorico può essere considerato uno dei più grandi politici della sua epoca. Egli morì nel 526, lasciando il trono al nipote Atalarico, in nome del quale esercitò il potere la madre Amalasunta. La posizione della donna era quanto mai precaria a causa dell’opposizione dell’aristocrazia ostrogotica, che mal tollerava il comando di una donna alla quale si rimproverava un orientamento eccessivamente filoromano. L’educazione del re era, anche questa, spesso oggetto di aspri contrasti. Amalasunta avviò contatti segreti con Giustiniano, cercandone la protezione.

Nel 534 Alarico morì, la donna giocò d’anticipo: assunse immediatamente il titolo di regina e associò al regno, sposandolo, il cugino Teodato.

Egli si pose alla guida dell’opposizione ostrogotica, depose la regina e la esiliò in un isolotto. Nel 535 Amalasunta fu uccisa da un sicario.

Giustinano protestò per l’uccisione di una regina amica e inviò in Italia un esercito affidato al suo generale Belisario. La prima fase della campagna fu nettamente favorevole ai Bizantini: l’intera Italia meridionale cadde nelle loro mani. Gli Ostrogoti deposero Teodato ed elessero al suo posto un abile generale, Vitige. Egli riuscì a rallentare l’avanzata bizantina, ma non a fermarla: Belisario s’impadronì di Roma e di Ravenna. Vitige fu catturato e deportato a Costantinopoli.

Il nuovo sovrano degli Ostrogoti, Totila, organizzò la resistenza con grande abilità, liberò gli schiavi e donò le terre ai contadini cercando di contrapporli all’aristocrazia latina ed intanto riorganizzò l’esercito.

Nel 522 quando il generale bizantino Narsete sconfisse e uccise il re degli Ostrogoti nella battaglia di Gualdo Tadino.

Al termine delle operazioni il regno ostrogoto era stato annientato.

La riconquista bizantina dell’Occidente fu perfezionata nel 554, quando la parte sud-orientale della penisola iberica fu strappata ai Visigoti.

 

 

 

Alaric, King of the Visigoths

 

LA TESTIMONIANZA

Il desiderio di combattere s'impadronisce di tutti; ormai ci si augura d'aver gli Unni per nemici. Teodorico muove pertanto alla testa d'una innumerevole moltitudine di Visigoti conducendo con sé, partecipi delle fatiche della campagna, i due figli più anziani Torrismondo e Teodorico, mentre gli altri quattro, cioè Friderico, Turico, Rotmero e Immerito rimangono in patria. Felice, grata difesa quella offerta da coloro che amiamo, e per i quali è gioia esporsi ai nostri stessi pericoli. Da parte romana poi, la preveggente attività del patrizio Ezio, su cui allora poggiava l'impero d'Occidente, fu tale da permettergli di marciare contro quella feroce e innumere turba di nemici con forze non inferiori, riunite da ogni parte. Infatti i Romani potevano contare su contingenti di Franchi, di Sarmati, di Armoricani, di Liziani, di Burgundi, di Sassoni, di Ripuari, di Ibrioni, un tempo soldati dell'impero, ma ora richiamati solo come ausiliari, e su truppe di altre stirpi celtiche o germaniche.Il concentramento ebbe luogo ai Campi Catalauni, detti anche Maurici, che si estendono per cento leghe (questa la denominazione che i Galli danno a una loro unità di misura equivalente a millecinquecento passi) in lunghezza e per settanta in larghezza: angolo di mondo divenuto arena d'innumerevoli genti. I due eserciti si fronteggiano, entrambi al massimo della tensione: rinunciando a ogni sotterfugio, la battaglia è campale.

Giordane, Storia dei Goti, FSI, 117, 36.