Gli Alemanni (Alamanni) sono menz. per la prima
volta, nelle fonti dell'epoca, nel 289 d.C., mentre il loro territorio (Alamannia)
compare dal 297. Il nome di questi Germani , che significa "tutti gli
uomini" (o, in senso peggiorativo, "uomini di ogni
provenienza"), fa pensare a una formazione di comunità recente, senza
agganci con tradizioni precedenti. La distinzione fra Alemanni e Suebi (Svevi), mantenutasi
fino al 500 ca., venne a cadere nel VI sec.
I gruppi di pop. ai quali i Romani diedero il nome
generico di Alemanni si diffusero capillarmente, dalla fine del III sec., nel
territorio dell'attuale Germania meridionale, senza tuttavia che questa
penetrazione corrispondesse a una sistematica occupazione del territorio. Nella
seconda metà del VI e nel VII sec., sotto la guida dei Franchi, gli
Alemanni oltrepassarono il Reno e si insediarono nell'Altopiano svizzero.
1- Dalle origini al 536/537 d.C.
Un'origine sveva (semnonica) risp. dalla zona germ.
dell'Elba degli Alemanni non è dimostrata; ciò non esclude tuttavia che fossero
di origine nordica i piccoli gruppi di guerrieri che, superato il Limes della
Rezia e della Germania superior, conquistarono nel 259/260 ca. il controllo
degli Agri Decumates. Nuovi rivali dell'Impero nel bacino del medio Reno, così
come i Franchi lo erano in quello inferiore, gli Alemanni ebbero con i Romani
sia scontri sia rapporti di cooperazione. Per proteggersi dalle frequenti
scorrerie germ. sulla sinistra del fiume, i Romani eressero fortificazioni
anche nel retroterra del limes sul medio e alto Reno, ad esempio nel 294
a Oberwinterthur e a Eschenz, presso Stein am Rhein; attaccarono gli Alemanni
oltre il confine o ingaggiarono battaglie cruente quando questi lo superavano:
così fece nel 298 il futuro imperatore Costanzo I a Langres (F) e a Vindonissa.
Dalla fine del III sec., d'altro canto, numerosi Alemanni entrarono al servizio
dell'esercito romano come mercenari o come milizia territoriale contadina,
organizzata in gruppi compatti con propri comandanti; molti di essi erano stati
catturati come ostaggi. Gli scontri con i Romani raggiunsero l'apice nel 352,
quando gli Alemanni, insieme ai Franchi,
attraversarono il Reno e saccheggiarono la Gallia; nonostante un trattato di
pace (354) e la spedizione vittoriosa nel 355 contro gli Alemanni del Linzgau,
condotta attraverso la via di Bellinzona e dei passi alpini retici, Roma riuscì
ad assicurare nuovamente la linea del Reno soltanto con Giuliano, imperatore
dal 355/360 al 363, che nel 357 ottenne a Strasburgo la vittoria decisiva sui
sette re che guidavano le forze alemanne. Valentiniano I, imperatore dal 364
al 375,
consolidò la difesa del confine facendo costruire nuove fortezze (castra)
a destra del Reno, ad esempio ad Altrip (D) e a Breisach am Rhein (D) nonché di
fronte a Basilea (Robur), e rafforzò la frontiera altorenana con una
serie di torri di guardia (burgi). Nel 378 l'imperatore Graziano rinnovò
i trattati con gli Alemanni, che da allora, a quanto sembra, ebbero lo statuto
di federati, che venne riconfermato più volte fino al V sec. Ancora nel 430
Flavio Ezio, generale in capo dell'Impero d'occidente, dovette respingere
un'incursione del gruppo alemanno dei Giutungi nella provincia della Raetia
secunda; un'ulteriore scorreria alemanna attraverso i passi retici venne
fermata a Bellinzona dall'imperatore Maggioriano nel 457.
Nei decenni precedenti la caduta dell'Impero romano
d'occidente gli Alemanni svilupparono una notevole forza di espansione, anche
se di breve durata, in tutte le direzioni. Intorno agli anni 469/470-476 il re
alemanno Gibuld controllava la regione danubiana fino a Passavia (D); forse si
trattava dello stesso re alemanno Gebavultus che negli anni attorno al 470
dominava la zona di Troyes (F); resta però controverso se Gibuld/Gebavultus
fosse re di tutti gli Alemanni quando questi conclusero un'alleanza con gli
Svevi del Danubio (469/470 ca.). L'espansione degli Alemanni oltre il
territorio compreso fra Reno e Meno venne frenata con la battaglia di Zülpich
(anni 480/490 ca.); essi vennero poi sottomessi ai Franchi, che li sconfissero
una prima volta con Clodoveo I (496/497). La seconda vittoria del sovrano
franco (506) e la morte del rex Alamannorum misero bruscamente fine
all'indipendenza alemanna, ma non al processo etnogenetico nell'ambito della
politica gotica o franca. Almeno dal 506 sembra che la classe dirigente
alemanna si sia posta sotto la protezione degli Ostrogoti. Parte degli Alemanni
vennero insediati nell'Italia settentrionale e probabilmente anche in
territorio retico (zona del lago di Costanza, Turgovia, tratto alpino del
Reno), finché nel 536/537 il re ostrogoto Vitige cedette l'Alemannia gotica ai
Franchi.
2- L'Alemannia nell'Impero franco
Con l'annessione all' Impero dei Franchi , gli
Alemanni mantennero lo statuto di una gens con nome, giurisprudenza e
territorio propri. Dapprima confinati nella parte orientale dell'Impero, essi
vennero subordinati a funzionari franchi (duces Francorum). Buccelen
(Butilino) e Leuthari organizzarono (risp. nel 539 e nel 553/554) spedizioni in
Italia per conto dei Franchi, partendo probabilmente dalle diocesi di Windisch
e di Avenches. Con la spartizione territoriale del 561, il ducatus
Ultraiuranus venne assegnato al regno burgundo, il ducatus Alamannorum
a quello austrasiano. Fino al VII sec. i centri di potere dei duchi alemanni,
che venivano insediati o destituiti dai Merovingi, si concentravano nei
territori a meridione dell'alto Reno e intorno al lago di Costanza, dove
esistevano ancora strutture tardoromane e terre isolate che garantivano la
continuità con Roma, per esempio a Windisch, Eschenz, Arbon, Bregenz,
Oberwinterthur, Zurigo. La temporanea riunificazione della Turgovia e
dell'Alsazia al regno burgundo (595-610) provocò conflitti sulle sfere di
influenza e sui confini, che sfociarono nell'attacco contro Avenches e nella battaglia
di Wangen (610). Con Clotario II e Dagoberto I sembra che l'influsso diretto
dei re merovingi sull'area alemanna si sia rafforzato. Nel secondo terzo del
VII sec. i duchi alemanni, i cui domini gravitavano ancora nell'area a sinistra
del Reno, furono coinvolti nelle rivalità nobiliari che scuotevano l'Austrasia.
Solo nel 700 ca. è documentata la presenza di un duca
alemanno, Gottfried, dux Alemanniae, a Biberburg presso Cannstatt (D)
nell'Alemannia interna. Il titolo di vir illuster che gli viene attribuito,
la datazione, che avviene in base al computo degli anni della carica ducale, e
la stretta imitazione per motivi legittimistici del re merovingio mostrano che
il ducato merovingio si era trasformato in principato gentilizio.
L'ereditarietà e la divisione della carica sotto i discendenti di Gottfried
attestano chiaramente come a partire dal tardo VII sec. il ducato si fosse reso
autonomo; il conseguente contrasto con l'Austrasia dei Pipini aveva pertanto
motivazioni non antifranche ma dinastiche. Soltanto dopo la morte di Gottfried
(
709) i prefetti palatini carolingi Pipino II (
714) e Carlo Martello (
741) riuscirono, dopo varie spedizioni (condotte tra il 709 e il 712), a neutralizzare
prima Willihari e suo fratello Theudebald, poi anche Lantfrid (724-730), che
nella nuova redazione delle Leggi alemanniche (Recensio Lantfridana)
aveva sottolineato, a fini legittimistici, il primato del re merovingio. Morto
Lantfrid, Theudebald cercò di conservare la carica ducale, ma nel 732 venne
cacciato da Carlo Martello; il ducato di Alemannia venne soppresso, come
risulta dalla spartizione dei domini di Carlo avvenuta alla sua morte nel 741:
suo figlio maggiore, Carlomanno, oltre all'Austrasia e alla Turingia ottenne
infatti anche l'Alemannia. Ben presto nei ducati esterni si organizzarono nuove
resistenze contro i figli di Carlo Martello, ma esse vennero annullate da varie
campagne militari e infine dall' udienza di Cannstatt (746). La riannessione
dell'Alemannia al regno franco carolingio si riflette nella riorganizzazione
del territorio in due contee sotto Ruthard e Warin, che nel 760 ca. pare
esercitassero una totius ... Alamanniae cura; fino alla rinascita del
cosiddetto "ducato svevo", all'inizio del X sec., il titolo di duca
alemanno scomparve. Base del nuovo ducato di Svevia fu il regnum Sueviae
carolingio, costituito da Ludovico il Pio nell'829 per Carlo il Calvo, il
figlio nato dal suo matrimonio con la guelfa Giuditta, riunendo i ducati
alsaziano, alemanno e retico; tale regno, passato con il trattato di Verdun
(843) a Ludovico il Germanico, con la spartizione della sua eredità (865, forse
già 859) finì al figlio minore di quest'ultimo, Carlo III (il Grosso).
Da:
Dizionario storico della Svizzera