|
Fortunatamente noi italiani facciamo parte di quelle 800 mila persone che attualmente vivono nel benessere. Abbiamo a disposizione tutto quel che ci serve, addirittura molto di più. Siamo una civiltà “viziata” e materialista: chi non si sente inglobato in questo meccanismo di business?
Ma non si può sperare in una continua e infinita crescita economica. Ed è per questo che dovremmo iniziare a guardare un po' oltre i confini che la società occidentale sta creando intorno a se stessa.
Banca Etica punta a un meccanismo economico detto di “decrescita”. Oggigiorno l'indice che si usa per individuare il benessere di uno stato è il PIL, ma questo aumenta anche a causa di disastri (il PIL italiano, per esempio, è aumentato dopo il terremoto dell'Aquila), dal momento che essi mettono in moto le aziende. Banca Etica, però, crede che non solo il PIL possa essere un indicatore di benessere ma anche la natura e l'ambiente circostante. L'economia di oggi va avanti a incentivi, ma neppure questi possono durare all'infinito, per questo Banca Etica spera in nuove tecniche innovative e soprattutto ecologiche, non a caso, nella conferenza, si sono riportati vari esempi riguardanti il tema delle centrali elettriche. Mi ha fatto molto riflettere un dato riportato dai relatori: se si sfruttasse l'energia eolica si otterrebbe all'incirca il 42% in più dell'attuale fabbisogno energetico mondiale.
Il momento più interessante della conferenza è stato per me l’intervento di una relatrice che ha esposto un problema fino a quel momento a me totalmente sconosciuto. Il Coltan. Si tratta di una “magica” polverina in grado di farci usare il cellulare e chiamare da qualsiasi parte del mondo. È tragico come questo minerale venga estratto da bambini (soprattutto bambine) costretti a infilarsi come piccole talpe nelle miniere e con l'andare del tempo subire malformazioni e gravi tumori. Questa signora si batte da anni affinché ciò si sappia tra la gente. Io personalmente ne sono rimasta molto colpita. Spesso sentiamo parlare di guerre etniche in Africa, ad esempio nel Sudan, e ignoriamo che sono causate anche da questo minerale, che porta ricchezza a pochi imprenditori che lo rivendono alle compagnie telefoniche.
Si è poi toccato l'argomento delle banche armate, altro grave ed enorme problema.
Nella seconda parte della riunione si è parlato di economia solidale e commercio equo solidale. Questa economia favorisce la crescita economica locale dei piccoli imprenditori. I beni così prodotti non hanno un impatto nocivo sull'ambiente, sono prodotti biologici e non chimici. Il loro prezzo è spesso più alto di quelli che troviamo nei centri commerciali, ciò è dovuto ad un giusto equilibrio dei ricavi senza sottopagare nessuno. Infine, il commercio equo solidale è proprio l'opposto delle famose multinazionali che delocalizzano le loro strutture e molto spesso sottopagano i lavoratori.
Personalmente la prima parte l'ho trovata molto interessante, mentre la seconda, sul commercio equo solidale, un po' meno. Più che altro mi è parsa lontana dalla mia idea di sviluppo economico. Secondo me il mondo in questi anni ha fatto passi da gigante per abbattere confini anche nel campo del commercio e ciò è un bene. Ognuno può allargare i propri orizzonti in qualsiasi campo. Mentre il commercio solidale tende a ritornare all'economia locale, allo stile di vita di 50 anni fa. Io non sono d'accordo: piuttosto che chiuderci in un'economia locale dovremmo ampliare i nostri orizzonti e cercare un equilibrio economico mondiale.
Linda Russo 4^H
|